Discorso di Don Ciotti - 2007

Pubblicato: 26/10/2007 Letto: 19233 Aggiornato:
Penso che voi comprenderete l'imbarazzo. Vi prego, questa chiave della citt non data a Luigi Ciotti, ma con me a tutte le persone perch se no non sarei qui, non ci sarebbero tutte le cose che abbiamo fatto; non c' Luigi Ciotti, c' un "noi".

Io ho costruito tutto questo grazie alla generosit, all'impegno di tante e tante persone, ho sempre creduto al noi, non all'io, alla vocale "e"!

Quindi vi prego non Luigi Ciotti, io rappresento dei gruppi, delle realt, sono felice di avere speso frammenti della mia vita a mettere insieme gente di contesti, di radici, di realt diverse.

E' questa ricchezza delle differenze, del pluralismo, del contributo di tanta e di tanta gente.
Lasciatemi dire che sono io onorato, io vi sono grato io, a voi come fratelli, oggi come concittadini e anche come compagni.

Voglio subito dire perch, caro compagno, e mi rifaccio alle parole di un grande Cardinale, Hedel Camera che viveva in mezzo a tanti poveri cristi proprio nelle baracche di Recife in Brasile, perch "compagno" etimologicamente, il valore etimologico della parola, significa chi mangia lo stesso pane.

E' per questo che per me importante dire anche fratelli e compagni perch l'invito a mangiare lo stesso pane.

Hedel Camera diceva, sottolineando con forza questo: "in ogni prossimo trovare un compagno con il quale condividere".

Allora, compagni e per me fratelli e concittadini oggi, io saluto in particolare i tuoi concittadini tutti, ma la prima concittadina era seduta sulle scale davanti al Comune questa sera, con la sua fragilit, con la sua malattia, con la sua sofferenza. Io l'ho salutata col suo berretto sulla testa, certamente con qualcosa che nella sua testa non pi cos puntuale, ma io saluto questa concittadina perch la prima che ho incontrato quando con il Sindaco ho percorso quelle scale per andare nel tuo ufficio.

Vorrei abbracciare i genitori di Antonio che non conosco, concittadini, per dire che nel mio piccolo questa sera ho pensato a un ragazzo di 23 anni, che tu hai ricordato, come quella donna e a tutti voi, gli amici delle associazioni e penso anche quando nel 2002 sono venuto per la giornata e la memoria di un impegno e grazie perch avete accettato di fare in modo che in questa citt ci fosse un momento per ricordare le vittime innocenti della violenza criminale, sotto qualunque sua forma.

Beh, stato non indifferente che Nuoro ha accolto quella giornata a livello nazionale.

Io quel giorno sono stato anche nel carcere, a incontrare i detenuti, a incontrare anche i volti difficili e scomodi, perch credo che nel rispetto della legalit, delle regole, nella chiarezza e nella fermezza, dobbiamo offrire a tutti l'opportunit di poter voltare positivamente pagina.

Allora non posso non pensare a Bruno Piccolo; ieri ero a Locri, ero a concelebrare con quel Vescovo la messa per Francesco Fortugno e in quella Chiesa ieri abbiamo ricordato questo collaboratore di giustizia che ha trovato per la forza e il coraggio, che non semplice e voi lo sapete, me lo insegnate; qui ci sono gli amici, il Prefetto, il Questore, il colonnello, gli amici della Guardia di Finanza, voi mi insegnate come difficile uscire dai cerchi della violenza, della mafia, dell'ndrangheta in particolare e Bruno Piccolo, un ragazzo di 27 anni ha cercato di spezzare quel cerchio.

La fragilit, chiss quanti altri meccanismi sono entrati in gioco e si suicidato; una sconfitta per tutti noi.

Dobbiamo fare in modo che si possa costruire giustizia e cercare verit con la collaborazione di tutti e con la generosit di tutti, senza che nessuno debba scappare via.

Sono contento, pur sapendo che non rivolto a me, piccolo, ma rivolto a una realt che io rappresento. Sono contento che Nuoro... e lo auguro di cuore a voi miei concittadini, che diventiamo di pi insieme, di pi, il morso del pi deve appartenerci costruttori di una giustizia che si misuri anche in termini di prossimit, perch la prima giustizia la prossimit, l'ascolto, l'incontro con le persone, intercettare quei bisogni la prima giustizia.

Allora voi mi insegnate... Abbiamo molto parlato di solidariet, ma permettetemi di dire che solidariet e legalit si incontrano sul valore della giustizia, l che si incontrano.

La legalit non un valore, il prerequisito per costruire il valore della giustizia e della solidariet, dell'accoglienza alle persone.

Allora parliamo di solidariet e di legalit che sono gli strumenti per costruire la giustizia, l'obiettivo la giustizia.

Noi questa sera ci siamo incontrati qui e questa chiave, che io vado a condividere veramente con tutte le persone con cui abbiamo camminato insieme... E a volte non semplice, non facile mettere insieme tante realt.

Oggi Libera sono 1300 grandi realt in tutta Italia, una grande scommessa, da Legambiente all'Arci, ai monaci e alle monache di Lanuvio, a una diocesi in cui il vescovo ha detto al suo vicario generale, sulla piana di Gioia Tauro: "tu, al di l di fare i tuoi impegni di vicario generale, ti dai da fare a mettere insieme le tante associazioni", in un contesto certamente non facile e difficile. Dall'Arci all'Agesci, dall'Azione Cattolica alla Chiesa Valdese, a tante piccole grandi associazioni che ci siamo messi insieme, perch solo quel "noi" possibile per costruire dei percorsi.

Voi mi insegnate che la speranza viva avere fiducia anche nelle curve; la strada non sempre diritta, momenti di fatica, di difficolt, ci sono tanti problemi che si incontrano, anche voi nel vostro impegno politico chiss quanti problemi; ecco la speranza viva avere fiducia anche nelle curve, perch ci sono tanti momenti di incontro, di fatica e di fragilit, anche di smarrimento, di sofferenza, per l'importante veramente camminare insieme, vi prego di camminare insieme.

Io in questi anni ho sentito dire di tutto di don Ciotti, mi hanno etichettato in tutti i modi, vi prego di credere che don Ciotti sta da una parte sola: innanzitutto da quella parte di cui augura a tutti voi di stare innanzitutto, al di l poi degli altri riferimenti che ognuno nella sua coscienza di uomo, di cittadino sceglie di stare, nel suo impegno, nella sua partecipazione, nel suo territorio, nel suo contesto e nella sua realt.

Io sto da una parte sola, da una parte che auguro a tutti di stare: dalla parte dei diritti, della dignit, della pace, della giustizia, proprio dalla parte dell'affermazione di questi valori, di questi contenuti.

Sto da questa parte innanzitutto; questa la mia scelta di costruire, di camminare con tutti, nella chiarezza, senza sconti per nessuno.

Allora voi capite perch parliamo di giustizia; solidariet e legalit sono gli strumenti per costruire la giustizia. La giustizia il filtro critico che mi verifica la seriet dell'accoglienza, la seriet della solidariet e la veridicit della legalit.

Dobbiamo essere capaci di giustizia, che comincia dalle piccole cose, essere capaci di bene.
Voi mi insegnate anche che la giustizia bisogna desiderarla, gustarla, amarla, fare sacrifici per ottenerla.

E voi nei vostri interventi, di cui vi sono molto grato, avete pi volte rimarcato il dolore della giustizia, del bene, dell'impegno, ma vi prego di non dimenticare che la solidariet proprio lo strumento per costruire questo, l'obiettivo resta la giustizia.

Abbiamo bisogno di giustizia, di uguaglianza che tu hai giustamente con forza richiamato etc.. La legalit non soltanto il diritto ma sono anche i diritti alle persone.
Ve lo dice uno che per tre anni ha dormito sui treni di Portanova, con quei ragazzi e le ragazze, si andava sui treni perch d'inverno i vagoni arrivano caldi; io avevo scelto di stare l, altri non l'avevano scelto.

L ho capito come facile parlare di certe cose dall'alto, oggi a me, da questo banco, come anche a volte dall'altare, a volte facile parlare di certe cose, molto pi difficile da quell'osservatorio a volte di chi si sbatte tutti i giorni dentro certe fatiche e certi problemi.

Questo non vuol dire giustificare, guai, ma vuol dire certamente non prendere mai le scorciatoie nella politica, mai, e che il tema della sicurezza che dev'essere accolta, intercettata nella fatica e nella sofferenza di tante persone e quindi un dato col quale siamo chiamati a confrontarci oggi pi che mai, che non diventi l'alibi per prendere dei percorsi che etichettano, che mettono ai margini, che fanno soffrire le persone pi deboli e pi fragili.

Si investa nella grande lotta alla grande criminalit innanzitutto; allora aveva ragione un grande filosofo torinese, che voi conoscete, Norberto Bobbio, quando ci diceva, ma lo dice anche oggi anche se non c' pi, che la democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi.

E io mi permetto di aggiungere che proprio la legalit, il rispetto delle regole che valgono per tutti, la legalit proprio la saldatura tra la responsabilit e la giustizia, tra la tua responsabilit, tra il tuo fare, tra i tuoi doveri, tra il tuo metterti in gioco, la legalit incomincia dalla tua responsabilit, io dalla mia evidentemente.

E' questa saldatura con la giustizia e noi chiediamo allo Stato, alle istituzioni, alle amministrazioni di fare la loro parte.

Ma vi prego non chiediamo allo Stato e alle istituzioni di fare la loro parte se noi come cittadini incominciamo a non fare la nostra parte, perch troppo facile!
Dobbiamo sporcarci noi queste mani che cominciano dai nostri stili di vita, dai nostri comportamenti e guardate che questa una parte importante.

Qui c' il signor Questore che mi insegna, e un colonnello dei carabinieri, sapete benissimo chi Francesco Campanella. Francesco Campanella, uomo di Bernardo Provenzano, quel signore che ha fornito a Bernardo Provenzano i documenti per andare a operarsi a Marsiglia; poi stato arrestato, si scoperto, io non lo conoscevo ma ho ricevuto una richiesta di aggregazione a Libera, all'associazione antimafia, fatta dal signor Francesco Campanella; la mafia fa l'antimafia, ha fatto lui l'associazione.

E poi io ringrazio il Padreterno perch a volte capisci col naso che qualcosa non torna; io sono molto grato e veramente lo dico con grande sincerit, se oggi siamo riusciti in Italia a confiscare i beni, ma ad aprire le cooperative di lavoro sui beni confiscati, lo devo ai Prefetti, a quei Questori e a quelle forze dell'ordine che con sana testardaggine ci hanno permesso di realizzare questo anche in quei vuoti legislativi; lo devo dire per chiarezza, proprio per dovere di un senso di responsabilit e riconoscenza.

Il signor Campanella ha fatto l'associazione antimafia, io gli ho detto di no; qualcuno mi ha detto "ma lei troppo rigido, ma perch?!" - "No, c' qualcosa che non torna". Grazie a Dio l'hanno arrestato poco dopo.

Qualcuno dice: "ma come facevi a sapere?!", no, il fatto pi grave che tra i pizzini trovati nel covo di Bernardo Provenzano ce n'era uno in cui Campanella chiedeva l'autorizzazione al suo capo, Bernardo Provenzano, di fare una bella manifestazione antimafia e Bernardo Provenzano gli risponde che va bene.

E in quella piccola cittadina alcune centinaia di persone in assoluta e in totale buona fede hanno camminato dietro i boss della mafia contro la mafia.

Attenzione: nelle intercettazioni telefoniche a questo signore, vi leggo un passaggio, lui parla con un altro e dice: "dobbiamo fare progetti di educazione alla legalit perch piacciono alla gente e non cambia niente".

Voi avete capito dove voglio arrivare?!

Non vero che non cambia niente, dipende se seguiamo le mode, dipende dai contenuti che si portano avanti, ma se c' un prima, un durante e un dopo, se c' un percorso, se c' un progetto graffia e incide.

La mafia ha intuito, i mafiosi hanno intuito il valore di questi percorsi e cercano di scompigliare, di destabilizzare, tant' vero che grazie al lavoro con le forze dell'ordine e con i Prefetti abbiamo gi scoperto in Italia tre cooperative fatte dai mafiosi.

La mafia cerca di fare le cooperative, poi con delle compiacenze ha solo le antenne, la responsabilit di tutti, anche noi come cittadini del territorio dobbiamo essere delle persone attente, non possiamo alzare le spalle, non compito nostro.

La legalit proprio questa responsabilit che si salta con la dimensione della giustizia che chiediamo ad altri di fare la loro parte, ma noi siamo chiamati veramente a fare la nostra.

E allora quando siamo venuti a Nuoro, quindicimila ragazzi, abbiamo gridato come eravamo capaci insieme, che la pratica educativa quella che genera un pensiero critico; hanno bisogno di pratica e di concretezza i nostri ragazzi, un'educazione come processo di responsabilit e di libert.

Ma io mi ricordo un ragazzino, dai miei appunti, la ricorder certamente anche chi c'era di voi, l'ho ricordato questo ragazzino allora, un ragazzino di quinta elementare di nome Ettore, adesso sar molto pi grande, chiss che scuola frequenta, mi ricordo questo ragazzino con un cartello al collo pieno di colori, con su una scritta, una frase che mi ero segnato e non lo dimenticher mai, perch questo ragazzino aveva un cartello pi grande di lui, con questi colori che si trascinava, sorrideva, contento, orgoglioso, per l'insegnante mi ha detto che hanno fatto un lavoro a scuola, hanno fatto un percorso, non stata questa esplosione, queste passerelle... In Italia bisognerebbe fare meno convegni e meno passerelle su questi temi, ma cose pi attente, pi puntuali e pi complete se no ci prendiamo... etc..

Il ragazzino che si trascinava, qualcuno c'era e magari lo ricorda, con questo cartello, aveva questa frase che io mi ero segnato: "per sconfiggere la mafia dobbiamo rispettare tutti la giustizia".

Ma immagina che valore, che bravi quegli insegnanti che gli hanno dato una mano a prendere coscienza che il cambiamento incomincia da noi, la speranza incomincia da noi, dalle nostre scelte, dai nostri impegni.

E poi ricordate quella ragazza che, a nome dei giovani di Nuoro, ha preso la parola, anche lei non potr dimenticare, oggi mia concittadina, non so dove sia finita, non so neppure il suo nome, ma lei prese la parola a nome di tutti i giovani di questa citt, adesso sar magari all'universit o chiss che cosa fa, e lei aveva detto in piazza nel 2002: "abbiamo un sogno, un mondo pi giusto, non vogliamo delegare ad altri quello che un nostro compito".

Queste sono le parole, i cartelli dei miei concittadini e questo mi d una gioia immensa, perch questa una regione, la nostra isola, che ha avuto dei problemi, ha avuto violenze, un sacco di fatiche e di contraddizioni, ma ha anche avuto gli anticorpi, ha anche saputo sempre reagire a tutto questo e questo un merito vostro.

Questo non significa che dobbiamo tirare fuori sempre le unghie per dare coerenza, credibilit e continuit a tutto questo.

C' un sacerdote, oggi santo, io non sono un salesiano ma don Bosco mi sempre piaciuto molto perch era un po' di una sana follia che auguro sempre a tutti, sana follia in questo senso, don Bosco sui giovani diceva una cosa, e siamo a met dell'800, diceva a met dell'800, quindi devi leggere in quel contesto, ai suoi giovani che dovevano essere dei buoni cristiani e degli onesti cittadini; parlava di cittadini, buoni cristiani e onesti cittadini.

Una sintesi che non ha perso la sua profondit e la sua verit, lo dico a me sacerdote, lo dico a chi ha questi riferimenti con grande rispetto, anzi grande e immenso e rispetto a chi ha altri riferimenti, oggi pi che mai, ma credo che per tutti vada bene saldare sempre la terra con il cielo.

Allora i cristiani non sono fuori dalla citt degli uomini, ma sono dentro.

Assumere la responsabilit di partecipare alla vita sociale importante, fondamentale, perch non basta essere buoni solo interiormente; "io non faccio nulla di male", no, caro amico, si uccide anche con il silenzio, si uccide anche con la delega! Si uccide anche con lo stare alla finestra, non basta essere buoni interiormente, perch essere buoni solo interiormente, non sporcarsi queste mani per il bene comune nel tuo territorio farsi complici di quel peccato sociale.

Lo dico sempre alla mia gente, lo dico spero con umilt, mai con giudizio: dobbiamo darci una scrollata un pochino tutti, cos non possibile andare avanti.

Dobbiamo ritrovare veramente quell'anima dentro le nostre citt, dentro i nostri territori.

Mi rivolgo agli amici della politica: voi sapete che un grande papa ha detto che la politica la pi alta forma di carit, Paolo VI, perch la politica il servizio per il bene comune.

E' molto pericoloso il clima che si respira oggi, che generalizza, che non sa distinguere.

Io conosco come voi, e voi ne siete un'espressione, tanti bravi uomini e donne e giovani che fanno alta, vera e pulita la politica, come conosciamo anche dei lazzaroni che si nascondono dietro i banchi magari di Giunte o di Parlamento, ma guai generalizzare! Guai svuotare del valore e della profondit di quella generosit di chi impegnato in questo servizio per il bene comune. E' la pi alta forma di carit.

E allora ringrazio il Consiglio Comunale di questa citt e altri che rappresentano la politica; vi prego, siate veri e autentici dentro sempre.

Io non ho mai fatto sconti a nessuno, ho sempre lavorato con tutti, magari altri non hanno lavorato con me per fa lo stesso, ma credo proprio che in questa dimensione, in questa scelta e in questo impegno.

Allora sono io che vi ringrazio.

Le ultime parole che voglio rispondere sono queste: credo che insieme, mi permetto di dirlo questa sera e l'ho scritto nel libro dell'ufficio del signor Sindaco, il libro della citt, siamo chiamati ad essere costruttori di ponti tra la fatica, la sofferenza, anche lo smarrimento e la speranza di tanta gente.

Siamo chiamati ad essere demolitori di muri e costruttori di reti di comunicazione tra diversi, di ricercatori di legami, siamo chiamati ad assumerci tutti questa forza e questa responsabilit.

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Un giovane magistrato di 37 anni ucciso da Cosa Nostra, quando muore la mamma trova il suo quaderno, il Giudice Livatino. In quel quaderno c' un passaggio che mi ha sempre stimolato, lui non pensava che l'avremmo letto poi quel suo diario, non pensava che quel suo diario ha fatto riflettere e continua a farci riflettere.

Nel diario che la mamma trova dopo la sua morte c'era scritto un passaggio, dei tanti, che per me sempre un pugno nello stomaco: "non ci sar chiesto se siamo stati credenti ma credibili".

E quando mi sono trovato a Gela di fronte ad undici bare di undici emigrati clandestini non dimenticher mai la bara n. 3: un ragazzino credo di 16 anni con gli occhi ancora sbarrati. Mi sono chiesto il perch di tutto questo, mi sono chiesto se non ci possano essere politiche a livello nazionale o mondiale diverse, mi sono chiesto se per quegli oltre 9 mila morti accertati negli ultimi anni ai confini dell'Europa - quelli accertati - non abbiamo anche noi delle responsabilit.

Uno si chiede, si interroga e io devo interrogarmi con la mia coscienza e chiedo a Dio anche una mano, una pedata di Dio ad andare avanti per capire e comprendere tutto questo.

L c'era un signore alto che in arabo ha rivolto a Dio la sua preghiera, aveva due occhi grandi, rossi, pieni di lacrime e poi guardava me che dicessi qualche cosa.

Io non sapevo cosa dire e l ho ricordato un grande vescovo con cui ho avuto la fortuna di condividere dei frammenti di vita, Don Tonino Bello che diceva: "non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta". E' una provocazione di un vescovo ma vera sapete, a volte ci riempiamo la bocca: no, dobbiamo dare coerenza, dobbiamo essere persone attente, persone impegnate.

E quando nel 2002 eravamo qui il nostro vescovo Pietro Meloni prese la parola e fece un passaggio rivolto a tutti i giovani nati in tutte le parti d'Italia: "Dio vi ricompensi per questo vostro entusiasmo e per aver scelto Nuoro e la Sardegna come terra di accoglienza e di libert".

E anch'io posso dire con forza questa sera che proprio questa una terra di grande accoglienza che molto impegnata per costruire la libert e la libert per tutti.

Grazie.
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