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Le origini - Parte II

Pubblicato: 07/01/2004 Letto: 70546 Aggiornato:
La nascita del Regno d'Italia (1861) determinò nuove trasformazioni: il processo di privatizzazione delle terre, avviato con l'editto delle chiudende del 1820, sfociò nell'isola in vere e proprie sommosse popolari; nello stesso periodo ci fu una recrudescenza del banditismo repressa duramente dal governo.

A Nuoro il malcontento per l'abolizione dei diritti d'uso delle terre comuni e la messa in vendita delle proprietà collettive a vantaggio dei ricchi proprietari terrieri sfociò, nel 1868, nel tumulto de "Su Connottu" (dal grido della folla "a Su Connottu!" "Ritorniamo al conosciuto", cioè alla situazione preesistente all'applicazione delle nuove leggi), durante il quale fu dato alle fiamme il Municipio. La sommossa fu sedata, ma perdurò la situazione di malessere sociale ed economico della città, aggravata dal suo perenne isolamento: Nuoro, contrariamente a Cagliari e Sassari, fu esclusa dai primi collegamenti ferroviari attuati nel 1871 e solo nel 1889 fu attivata la linea ferroviaria a scartamento ridotto Nuoro-Macomer. Nel 1913 il Consiglio Comunale di Nuoro chiese il ripristino della Provincia soppressa nel 1859.

La richiesta che non ebbe seguito, anche per lo scoppio della prima guerra mondiale, fu accolta nel 1927 quando la città divenne capoluogo della terza provincia sarda.

Nuoro divenne così centro amministrativo delle zone interne e consacrò definitivamente la sua vocazione di città prevalentemente terziaria. Infatti è sul settore dei servizi che si fonda l'economia nuorese (il 66% delle attività); la grande industria è assente e sono presenti esclusivamente piccole e medie imprese. Altre attività riguardano l'agricoltura e la pastorizia, che fino ai primi del nostro secolo sono state uniche o quasi fonti di reddito per la città.

L'allevamento ovino (29.125 capi) prevale su quello bovino (2.710 capi) con produzione di ottimi formaggi; si producono anche olio d'oliva, mandorle, vino (occhio di pernice) 12-14° gradi alcolici, in piccola quantità e destinato a un consumo per lo più familiare.

La città, designata capoluogo della terza provincia sarda, cambio volto e si ampliarono i quartieri sorti intorno al suo nucleo storico: S. Pietro, il quartiere dei pastori e dei proprietari terrieri dalle case alte con cortile, e Seuna, abitato prevalentemente da contadini, braccianti, artigiani, che costituiva una periferia con le sue casette basse disposte intorno al vecchio santuario delle grazie. La via Majore era, invece, quella intorno a cui si era sviluppata nella Nuoro, "La Nuoro del Tribunale, del municipio, delle scuole, dell'episcopio, ... dei "signori", ricchi o poveri che fossero" (Salvatore Satta, "Il giorno del giudizio").

Gli altri dieci rioni, che con gli altri due costituivano il popolato più antico della città, e nei quali è possibile trovare ancora qualche traccia del passato, erano S'Ispina Santa (via Sassari), Irrilai (via della Pietà), Santu Carulu (via Alberto Mario), Su Serbadore (via Malta), Corte 'e susu (via Poerio), Santa Ruche (via Farina), Sette Fochiles (via Lamarmora), Fosu Loroddu (Largo Nino di Gallura), Su Carmine (Piazza Marghinotti), Lolloveddu (via Guerazzi).

Difficile individuare tratti peculiari di un'epoca o stili architettonici riconducibili a classificazioni tradizionali in quel che resta del centro storico. Non si hanno informazioni documentali sugli edifici della città nel periodo giudicale (X-XI sec.) e anche degli agglomerati dei secoli successivi rimangono ben poche tracce: le case, pur di pietra, erano senza fondamenta e il legno, soprattutto quello di ginepro, era usato per i tetti e gli infissi. Le testimonianze architettoniche ancora esistenti o scomparse, ma di cui resta traccia nei documenti, riguardano soprattutto edifici sacri costruiti spesso con il contributo di privati cittadini. Le abitazioni, invece, fatta eccezione per alcune case sorte nel XIX secolo appartenenti a famigli facoltose o nobili, furono sempre modeste se è vero che ancora alla fine dell'Ottocento (1891) Grazia Deledda scriveva:

"Tranne qualche palazzina eretta da una cinquantina d'anni in qua ... la città di Nuoro... è composta di case basse, nude, mal costruite, brune, intersecate da cortili, logge e orticelli. Vi sono talune di queste case, dalle porte e finestre piccole e strette, così piccine, basse, sorridenti del sorriso oscuro di una antichità senza principio, che vi fanno chiedere come mai intere famiglie di persone robuste, alte, sane, ci possano, nonché vivere, stare in piedi".

L'elezione a capoluogo di provincia modificò questa fisionomia della città che iniziò a dotarsi di edifici nuovi anche se estranei al contesto urbano tradizionale della città; fra il 1927 e i primi anni trenta venne realizzata, in tempi brevissimi, una serie cospicua di opere pubbliche, destinate ad ospitare le attività politico amministrative legate al nuovo status istituzionale.

Nel secondo dopoguerra la trasformazione della città diventa più ragionevole.

L'incremento demografico, costante per tutto il XIX secolo, assume proporzioni notevoli sotto la spinta di una massiccia immigrazione dai paesi del circondario e porta la popolazione dalle 17.000 unità del 1951 alle attuali 38.000. Si ampliano i quartieri sorti nel primo Novecento e si cercano nuove aree di espansione a nord, a ovest e a sud dell'abitato. Vengono tracciate nuove strade, larghe e geometriche, e nuovi edifici che hanno le caratteristiche di quelli dei quartieri periferici dei grandi agglomerati urbani moderni, in uno sviluppo non sempre razionale e funzionale a una città in espansione.
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