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Storia della Città - Note Culturali

Pubblicato il 07/01/2004 - Pagine: 6 - Letto: 32571 - Commenti: 0

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Le origini - Parte I


Il castello di Sant'Onofrio
Il castello di Sant'Onofrio
Le notizie sulle origini di Nuoro sono incerte. I primi insediamenti attorno al luogo dove sorgerà la città, risalgono al periodo nuragico, come dimostrano alcuni toponimi e l'esistenza di diversi nuraghi, domus de janas (tombe rupestri) e qualche pozzo sacro. Non risulta documentata l'esistenza di rapporti fra queste popolazioni nuragiche e i Fenici (IXsec.-VI sec.a.C) e i cartaginesi (VI sec.-III sec. a.C.), che occuparono le zone costiere e le pianure della Sardegna, nonostante il rinvenimento di monete puniche nel circondario di Nuoro e una tradizione che colloca sul colle di S.Onofrio un tempietto dedicato alla Dea Astarte, divinità fenicia progenitrice di tutti gli esseri viventi.

Anche sulla fase successiva della storia di Nuoro, quella della dominazione romana, non si hanno indicazioni precise, ma è ragionevole pensare che le popolazioni del luogo siano state coinvolte nella lunga lotta che oppose i Sardi Pelliti agli eserciti romani.

È proprio all'epoca della conquista romana risalirebbe, secondo alcuni, l'origine della città quando le popolazioni sparse intorno ai nuraghi si rifugiarono in luoghi meno accessibili.

Un gruppo potrebbe aver occupato la zona del Monte Ortobene che da Fonte Milianu scende verso la vallata di Isporosile, lungo le rive del ruscello Ribu'e Seuna, dove sono stati rinvenuti resti di abitazioni e tubi di piombo.

Solo in seguito sarebbe sceso a valle e si sarebbe stabilito nella zona in cui sorse il rione più antico di Nuoro, Seuna, nei pressi della sorgente Sa Bena.

Dopo la caduta dell'impero Romano le vicende storiche del capoluogo Barbaricino sono legate a quelle di tutta l'isola: il dominio Bizantino, l'esperienza dell'autonomia di governo del periodo giudicale durante il quale Nuoro fece parte prima del Giudicato di Torres e poi di quello D'Arborea, l'influenza Pisana e Genovese, il passaggio sotto la corona Aragonese (1297) e quella Spagnola (1479).

Con gli aragonesi e gli spagnoli, anche Nuoro conobbe un regime feudale oppressivo e gli effetti delle lunghe guerre per il controllo dell'isola, del diffondersi della criminalità e del banditismo, e dell'isolamento in cui versava tutta l'area barbaricina.

Quando nel 1720 la Sardegna passò al Piemonte, le condizioni economiche erano disastrose e quelle di Nuoro, non solo non facevano eccezione, ma erano aggravate dalla presenza di numerosi banditi.

I primi decenni di dominio piemontese non modificarono sostanzialmente la situazione: la guerra tra il Piemonte e la Francia, i moti antifeudali le rivolte contro i rappresentanti del governo piemontese resero caotica la situazione e sfociarono in saccheggi, incendi, delitti, distruzioni che danneggiarono l'economia nuorese prevalentemente agro-pastorale.

Nonostante ciò nel corso del XVIII secolo Nuoro, grazie anche alla sua centralità geografica, acquistò gradualmente la preminenza territoriale rispetto alle altre ville del circondario tanto che nel 1779 fu scelta come sede della ricostituita diocesi di Galtellì. Ciò la portò ad assumere un ruolo principale anche nelle istituzioni e nella vita sociale: divenne sede di Tribunale di Prefettura (1807) e di Divisione Amministrativa e d'Intendenza (1848) dopo essere stata elevata al rango di città nel 1836.

Separato geograficamente dal primo, crebbe il secondo rione della città, S. Pietro (Santu Predu), che si sviluppò intorno alla chiesa omonima (poi demolita per far posto a quella del Rosario). Attorno a queste due unità territoriali, a lungo rivali tra loro e diverse dal punto di vista sociale e umano, si svilupparono successivamente altri dieci rioni che costituirono il tessuto urbano fino ai primi del Novecento. Sulle modalità e sui tempi di sviluppo del primo nucleo della città non si hanno informazioni documentate per le quali è necessario risalire al XIV secolo quando la storia di Nuoro si arricchisce di avvenimenti di una certa importanza.