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Lettera del Sindaco al Presidente della Provincia Roberto Deriu per "proposta piano strategico per l’Università di Nuoro"

Inserito il 09/06/2009 - Pagine: 1 - Letto: 977 - Commenti: 0

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Lettera del Sindaco al Presidente della Provincia Roberto Deriu "proposta piano strategico per l’Università di Nuoro"


Immagine: SidacoMarioDemuruZidda.jpg
Caro Presidente,

gli sviluppi recenti della questione universitaria nuorese, indicano, a mio modo di vedere, il permanere di alcune criticità, che definirei concettuali, circa il ruolo degli Enti Pubblici facenti parte del Consorzio per gli Studi Universitari – in liquidazione – e la necessità di ridare vigore e autorevolezza al processo di rivendicazione per una piena attuazione del polo universitario nuorese, in una ottica di non precarietà e di adeguata collocazione nel contesto della offerta formativa universitaria e post universitaria in Sardegna.

Non è infrequente infatti il dover registrare pronunciamenti di organismi e singoli rappresentanti politici e istituzionali, che tendono ad attribuire a Provincia e Comune compiti che – ove si parli di università pubblica e non di altro – sono di competenza dello Stato, e delle Università che godono da sempre di statuti di ampia autonomia dentro le linee guida della legislazione statale e delle sue direttive generali.

Come è noto, il terzo soggetto che ha voce autorevole in materia di organizzazione degli studi universitari in Sardegna è appunto la Ras, che attraverso la predisposizione di cospicue risorse finanziarie annuali per il funzionamento dell’università della regione, è posta nelle condizioni di esprimere e condividere orientamenti sull’offerta formativa, sulla articolazione territoriale del decentramento e sull’organizzazione dei servizi delle Ersu operanti, ad oggi autonomamente, su due distinte aree geografiche della regione.

Con questo sommario excursus intendo richiamare il concetto che quanto demandato agli Enti del territorio, lo è in forza di accordi e protocolli, il cui contenuto è delimitato dalla “lettera” dei protocolli stessi, che riguardano aspetti meramente logistici ed attuativi di interventi, che non alterano la titolarità delle specifiche competenze concorrenti per la attuazione del progetto di una università per il Nuorese.

La storia del Consorzio per la Promozione degli Studi Universitari nella Sardegna Centrale ha rappresentato quel “di più” che la Provincia e la Città di Nuoro hanno voluto creare, con uno sforzo di intuizione e di volontà unitaria, per supportare con la costituzione di un organismo comune, la volontà dello Stato - sancita in forma pubblica – di istituire una università nuorese, gemmata da quella di Cagliari e Sassari, ma con dotazione di risorse apposite ed autonomie da non vedersi confuse con quelle delle università gemmanti.

Il Consorzio, la cui nascita e la cui vita hanno rappresentato un autentico, anche storicamente significativo, patrimonio di progettualità, di lotta e di impegno democratico delle nostre comunità per l’affermazione di un’idea concreta di riscatto e di sviluppo, è nato dall’esigenza di non subire passivamente l’attuazione del progetto di università locale, ma per poterlo porre nella giusta relazione con le istanze del territorio e le proprie strategie di sviluppo, senza cedere a localismi e a forme parassitarie di sopravvivenza, ma al contrario con la ambizione di collegare la progettualità del territorio del nuorese a più ampi disegni di sviluppo, di conoscenza e di competenza dell’intera regione.

Il Consorzio non aveva il compito di entrare nel merito della didattica attuata all’interno del polo nuorese, e quando ha avuto la tentazione di farlo, ciò ha rappresentato un elemento di difficoltà nei rapporti con le due università gemmanti; ciò non ha mai rappresentato invece, una inibizione né formale né sostanziale per far sì che attraverso il Consorzio si esprimessero opzioni significative circa gli indirizzi di studio ritenuti tempo per tempo più confacenti alle esigenze di una realtà locale in evoluzione.

La crisi del Consorzio è lo specchio della crisi dell’idea di decentramento dell’università pubblica e, io ritengo, della scarsa incidenza della Regione in sede di formulazione degli orientamenti annuali in corrispondenza della destinazione delle risorse che annualmente la Regione stessa destina all’università sarda. La crisi non esonera evidentemente gli Enti fondatori, né le forze politiche e sociali del territorio, nel punto in cui quel grande processo storico fondativo cui ho accennato si è arenato attorno a questioni rilevanti, ma pur sempre accessorie rispetto alla legittima pretesa di veder attuato l’originario disegno di una università per la Sardegna Centrale. Legittima pretesa di mantenimento degli impegni assunti circa due decenni or sono da Stato e Regione, che si è affievolita in un dibattito stentoreo, e a volte perfino sterile, certo non supportato da una evidente univoca determinazione a rivendicare, tutti insieme, il fondamentale diritto allo sviluppo attraverso la conoscenza, che era alla base della rivendicazione perché a Nuoro nascesse l’università pubblica e lo Stato fosse a ciò formalmente impegnato.

Il ravvivarsi del dibattito in tempi recenti, su questo tema, e la necessità di dare ad esso uno sbocco operativo confacente alla realtà odierna del territorio e dell’università, mi convincono della urgenza che si compia ogni sforzo per riannodare i fili di un discorso che, inutile negarlo, ha avuto dal febbraio 2008 un andamento affaticato da molti episodi scollegati da un percorso comune di riaffermazione forte e unitaria del diritto dei nuoresi e di tutta la Sardegna centrale alla sua università.

Non è inutile, come è del tutto evidente, discutere di Consorzio o di Fondazione o di altre forme alternative perché sia, uno di questi, il nuovo soggetto destinato alla promozione degli studi universitari nel nuorese. Come pure va fatto ogni approfondimento per studiare e attuare il massimo coinvolgimento possibile di tutti i soggetti di diritto pubblico e privato disponibili ed interessati a cooperare per il rafforzamento dell’università nuorese che, è utile ribadirlo, non potrà che essere pubblica, al dì là delle forme fiancheggiamento di cui potrà utilmente godere.
È del tutto evidente, altresì, che occorre trovare un collante forte fra tutti gli attori locali, dello sviluppo, della cultura, della società e delle istituzioni per utilizzare al meglio le elaborazioni, gli appunti, le osservazioni, i progetti, direi anche le obiezioni che in questo anno (o poco più) hanno costituito i termini di un dibattito generoso ma privo della necessaria organicità.

Propongo perciò alla tua attenzione, in via preliminare, quello che secondo un punto di vista condiviso informalmente con i rappresentanti dei gruppi consiliari della mia maggioranza, potrebbe rappresentare una efficace ripresa del tema, facendo “focus” su un approccio sistemico che superi i punti di divergenza, quelli di oggettivo conflitto, valorizzando i fattori di forte coesione impliciti dell’adozione di un processo decisionale di tipo orizzontale, dove tutti gli attori locali siano sollecitati ad un contributo costruttivo, all’interno di un modello metodologico che, mentre valorizza i contributi, non perde di vista la necessità di giungere ad una sintesi rapidamente operabile, efficace, fortemente partecipativa ma non dispersiva, organica agli strumenti della pianificazione complessa del capoluogo e del intero territorio, salvaguardando anche la dovuta apertura verso i territori circostanti, ricomprensibili nella nozione di Sardegna Centrale.

Propongo cioè la messa a punto di un apposito “piano strategico per l’Università della Sardegna Centrale” che utilizzi, appunto, un approccio sistemico alla necessità di ridefinire, una buona volta, l’identità del polo nuorese alla luce dell’evoluzione socio-demografica, culturale ed economica del nostro territorio, ed alla luce anche dell’evoluzione dell’istituzione universitaria in Italia e in Sardegna e i possibili approcci connettivi.

Un piano strategico per l’Università che si inserisca organicamente e armonicamente fra gli altri qualificati strumenti di pianificazione territoriale strategica realizzati dalle nostre amministrazioni, dove il ruolo di regia dei processi decisionali e programmatori del territorio propri delle amministrazioni locali, costituisca una leva a disposizione di un processo di grande rilevanza, per ciò stesso da perseguire attraverso un metodo ampiamente condiviso tra soggetti istituzionali e non, tra pubblico e privato, associazioni, gruppi e singole personalità che esprimano legittimamente un interesse alla affermazione di un nuovo progetto che entri nel merito di una definizione organica di forma e contenuto, in stretta relazione con gli interessi riconosciuti e condivisi della nostra comunità locale tutta intera.

Occorre anche immaginare che un processo quale quello che si propone, necessiti di una forte coordinazione tecnico-scientifica, che usi le connessioni concettuali e programmatiche interne al processo di definizione del piano, e fra queste e le finalità predefinite del piano stesso.

La soluzione metodologica proposta, dovrebbe tenere conto dell’esigenza di concludere l’iter complessivo entro l’arco temporale dell’estate per essere consegnato a una fase finale di adozione attraverso una sessione congiunta di lavori consiliari, che possa essere effettuata entro il prossimo mese di settembre, e costituisca la base per il rilancio con cui avviare il nuovo confronto fra Stato –Regione e Istituzioni locali.

È d’altra parte evidente la necessità di affidare ad una innovazione di metodo condiviso l’individuazione di una soluzione che abbia la dignità di un progetto organico e qualificato sotto il profilo politico, tecnico-scientifico, culturale e sociale. Ciò potrà consentire a noi tutti di riconoscerci in un processo unitario, che superi in una sintesi positiva e unitaria il faticoso iter sin qui seguito che, alla luce dei fatti, non ha prodotto una efficace integrazione dei pur numerosi sforzi compiuti.

Fiducioso di poter avere la Tua condivisione di massima, attendo di poter riscontrare una disponibilità a definire una immediata fase operativa.

Con stima e amicizia

Mario Demuru Zidda