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Rossella Urru - LIBERA
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Stagione di Prosa 2007/2008 - XXVIII edizione del Circuito Teatrale Regionale Sardo
Nuoro - Dicembre 2007 / Marzo 2008 - Ore 21.00 - Teatro Eliseo

Inserito il 21/11/2007 - Pagine: 2 - Letto: 33556 - Commenti: 0

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Stagione di Prosa 2007/2008: Presentazione


Prende il via il 1 Dicembre 2007 alle ore 21.00 con lo spettacolo del Teatro Stabile di Firenze, Margarita e il gallo, con Maria Amelia Monti e Gianfelice Imparato, per la regia di Ugo Chiti, la stagione di prosa del Teatro Eliseo di Nuoro, facente parte della ventottesima edizione del Circuito Teatrale Regionale Sardo, organizzata dal CeDAC Sardegna.

IL CARTELLONE

Edoardo Erba è, secondo le parole del dizionario dello spettacolo Baldini Castaldi, "uno dei talenti più brillanti della sua generazione. Nelle sue trame si intrecciano tutte le sfumature, dal giallo alla vena comica". Margarita e il gallo, che apre la stagione, il 1 dicembre 2007, è stata definita dalla critica entusiasta "una delle più belle novità italiane di questi anni" (Ugo Ronfani, Il Giorno). Secondo Ugo Chiti, regista dell'allestimento, prodotto dal Teatro Stabile di Firenze, Margarita e il gallo è "una commedia di caratteri così puntigliosamente costruiti che il piacere della regia diviene complicità divertita con questa "partitura" tutta meditata in funzione dell'attore", anzi degli attori: Maria Amelia Monti, "un Fo in gonnella" nel ruolo di Margarita, il "tartufesco Annibale" Felice Imparato e Franco Barbero, Francesco Meoni, Giulia Weber creatori di "perfette e divertenti caratterizzazioni".

"E' una storia banale, nel senso hollywoodiano del termine: una Grande Storia d'Amore. Hitler e il suo Ebreo: un caso orribile". Con queste parole, stampate sul programma di sala del Burgtheater, dove il 6 maggio del 1987 debuttò Mein Kampf, George Tabori (13 gennaio 2008) lanciava una nuova provocazione al pubblico viennese. L'opera sarebbe diventata il suo testo più noto e rappresentato in tutto il mondo, dalla Germania alla Gran Bretagna, dalla Francia agli Stati Uniti. La scelta di questo testo da parte della Compagnia I Fratellini, che vede in scena Marcello Bartoli, Dario Cantarelli, Lino Spadaro, Michela Mocchiutti segna il ritorno alla regia di Egisto Marcucci, e conferma ancora una volta l'interesse dei Fratellini per temi e autori contemporanei, che sappiano descrivere rapporti che mescolano diversi ambiti stilistici, il realistico, il grottesco, il surreale e l'ironico stilistici, il realistico, il grottesco, il surreale e l'ironico.

Aldo Moro, una tragedia italiana, una produzione Teatro Stabile della Sardegna in collaborazione con O/te Teatro Eliseo di Roma, scritto da Corrado Augias e Valdimiro Polchi, con Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato, diretti da Giorgio Ferrara, in scena il 18 gennaio 2008, ripercorre la vicenda umana e politica del rapimento Moro, vicenda che si consumò in 55 giorni. Tragedia doppia, per la vita degli uomini assassinati e per quella lunga prigionia conclusa con la morte di uomo di valore la cui azione era stata decisiva per far entrare i comunisti nella maggioranza dopo decenni di opposizione: aiutando così Berlinguer a compiere il primo passo verso il compromesso storico. Moro andò incontro alla morte, avendo come sola colpa quella di essere il maggior esponente della DC e un punto di riferimento decisivo nel panorama spappolato del sistema politico italiano del tempo. Sul cosa fare di fronte a questa tragedia si confrontarono due strategie, ognuna delle quali rimandava ad una concezione del mondo e a ognuna delle quali va una parte di ragione. A partire dalle numerose lettere scritte da Moro dalla "Prigione del Popolo", dal celebre libro che Leonardo Sciascia ha dedicato a questo affaire e dal recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio, Buongiorno notte, lo spettacolo ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra: le lettere, i documenti, le immagini d'archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo. Lo spettacolo sarà presentato in prima nazionale al Teatro Eliseo di Roma il 20 novembre prossimo.

A trent'anni dall'ultimo allestimento firmato da Giorgio Streheler, il Teatro Stabile della Sardegna porta in scena, il 30 gennaio 2008, L'anima buona del Sezuan di Bertold Brecht, per la regia di Stefano Randisi ed Enzo Vetrano, con Isella Orchis, nel ruolo della protagonista Shen Te, e con Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Corrado Giannetti, Paolo Meloni, Cesare Saliu, Maria Grazia Sughi, Luigi Tontoranelli. L'apparente semplicità della storia nasconde in sé una riflessione sull'impossibilità del giusto di uscire vittorioso dalla lotta contro le miserie e le contraddizioni del vivere, di riuscire a creare un equilibrio tra inflessibilità e generosità, "affinché il mondo proceda in modo armonico, produttivo e umano a un tempo". "Abbiamo immaginato un alveare", raccontano Randisi e Vetrano "in cui tutti questi esseri vivono, mangiano, dormono, lavorano, appaiono e scompaiono, portano e tolgono sempre qualcosa, in una frenetica agitazione, pieni di risentimento e di invidia. Anche in mezzo a tutta questa insensibilità Shen Te riesce a far scattare la scintilla di un sentimento per una goccia di pioggia sul suo viso, che chiama una carezza, e che la apre a un amore assoluto e incondizionato".

Immagine: RomoloIlGrande.jpg (click per ingrandire l'immagine)
Romolo il grande, "commedia storica che non si attiene alla storia", portato in scena dalla Compagnia Mariano Rigillo il 10 febbraio 2008, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, regia di Roberto Guicciardini, racconta la storia dell'ultimo imperatore di Roma, che preferisce interessarsi al suo allevamento di galline che non al destino dell'impero romano, ormai in declino e con i barbari alle porte. Ma in realtà il suo agire altro non è che un atto di giustizia. Romolo si erge a giudice dell'impero romano e lo condanna alla morte ed alla distruzione a causa della sua crudeltà e della sua barbarie, frutto di guerre inutili e sfrenata corruzione. Romolo il grande è un testo ironico e farsesco che, nella sua leggerezza, invita a riflettere su argomenti, mai come in questi giorni terribilmente attuali, come la guerra e la tirannia e lo fa attraverso un ?eroe misconosciuto da tutti nella sua vera grandezza?in un linguaggio insieme espressivo e di grande effetto".

Immagine: LeLacrimeAmare.jpg (click per ingrandire l'immagine)
Antonio Latella firma la regia de Le lacrime amare di Petra Von Kant (20 febbraio 2008), prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria e dal Teatro Stabile di Torino. L'elemento femminile non è solo il centro attorno al quale ruotano le vicende del personaggio di Petra, interpretata da una intensa Laura Marinoni, ma ne costituisce l'impianto totale, l'essenza nascosta e manifesta. Il testo teatrale, scritto da Rainer Werner Fassbinder nel 1971, nel 1972 diviene un film con Hanna Schygulla e Margit Carstersen, in concorso al Festival di Berlino. Sei donne, l'una legata all'altra, ognuna colta nella propria particolarità e umanità, forse sei donne diverse, forse sei aspetti di una stessa donna, tutte alla ricerca, in un modo o nell'altro dell'amore, di quell'amore che non è possesso o sottomissione ma libertà e consapevolezza di sé come individui,

Immagine: LaVedovaScaltra.jpg (click per ingrandire l'immagine)
Dopo Il Processo di Kafka, prosegue il progetto di rivisitazione di grandi testi del passato, realizzato dall'Associazione Teatrale Pistoiese insieme all'attrice Raffaella Azim e all'Associazione Tauma. Per il 300° anniversario della nascita di Carlo Goldoni, la scelta è caduta su La Vedova Scaltra (10 marzo 2008), spettacolo che vede il ritorno della regista Lina Wertmüller al teatro. Per la prima volta, la famosa regista cinematografica si cimenta con un "classico" del teatro italiano, con un testo che testimonia il passaggio dalla commedia dell'arte alla cosiddetta "commedia nova". Enrico Job ha ipotizzato, come centro dell'azione, un letto simbolo di tutti quei piaceri dei quali la protagonista non ha mai goduto e che, dunque, è sempre rimasto vuoto. E quel letto diviene il punto il partenza del sogno e del desiderio: desiderio di amore sensuale che, a quel letto, è sconosciuto. Ed è proprio l'Amore, quello che Lina Wertmüller definisce, alla maniera stanislawskiana, "il "Seme" illuminante di tutta l'opera".