Benvenuto! - Sei in: Home page > Cultura e Sport > Appuntamenti
LOG-IN



Registrati

Password dimenticata

Cerca sul portale


Tipo di ricerca:
Tutte le parole
Almeno una
Frase esatta

Meteo
Giorno Tempo Min Max
Venerdì poco nuvoloso 14 25
Sabato nuvoloso rovesci 13 22
Domenica quasi nuvoloso 12 22
 
Rossella Urru - LIBERA
Articolo

Club Alpino Italiano e Comune di Orotelli (NU)

Inserito il 05/01/2007 - Pagine: 1 - Letto: 12967 - Commenti: 0

Stampa l'intero articolo Invia l'articolo via mail Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su MySpace Condividi su Google Bookmark

Sui sentieri delle chiese campestri di Orotelli


Foto: strada romana
Sas Ladas (click per ingrandire l'immagine)Foto: strada romana
Sas Ladas
(click per ingrandire)
Sui sentieri delle chiese campestri di Orotelli: su carrareccie e antichi tratturi di "Laores e suores de Sos narbonaios"*

"Il villaggio sorge quasi a cavaliere di un nodo di colline formate da ammonticchiamenti di massi granitici, i quali ergonsi in semicerchio dai lati nord ed ovest e lo riparano dai forti venti di settentrione e di ponente rimanendo aperto verso levante e mezzodì..."

E' la fotografia plastica che il curato S. Merche, nel suo "Studio su Orotelli", ci rappresenta e che in qualche modo, da senso alla etimologia del nome: "oros": monte-massi-altura, "tello": sorgo-collina.
Insomma "sorto sul monte" (collina di massi); altre interpretazioni si rincorrono, legate alla straordinaria produzione, lungo i secoli, di frumento: l'oro della terra arsa dal sole.

Foto: nuraghe Aeddos
loc. Sa Serra (click per ingrandire l'immagine)Foto: nuraghe Aeddos
loc. Sa Serra
(click per ingrandire)
L'abitato si snoda su un vecchio tracciato di strada romana che conduceva verso Orani e di cui è possibile ancora scorgere brevi tratti lastricati.
Sempre secondo il Merche, "sarebbe stato uno stabile acquartieramento di truppe romane per impedire le scorrerie dei montanari, barbaricini"; è il caso di dire "quis custodiet custodes?" ( chi terrà a bada i custodi?).
Eh sì perchè si presume che gli orotellesi avranno in fretta trovato il modo di essere complici e integrati con i barbaricini!

Sulla radicata presenza romana è suggestiva la scoperta del prof. Attilio Mastino, relativa al cippo di confine trovato per caso da un operaio nella strada Macomer-Nuoro, località Porzolu, nelle immediate vicinanze del bivio per Orotelli. "Fin Nurr" è l'epigrafe: fines nurritanorum, confine del popolo dei nurritani.

Sin qui niente di straordinario, se lo stesso popolo non fosse ricordato per aver costituito un reparto militare romano, impegnato in Mauretania Cesariense nel corso del II secolo dopo Cristo. Non possiamo pensare che in quelle genti ci fosse l'attitudine a costituire corpi di mercenari: faremmo loro un torto troppo grande; ma di certo la predisposizione alla emigrazione era forte già da allora!

L'antichità è testimoniata dalla presenza di numerosi nuraghi che nei diversi versanti del territorio del paese, costituiscono veri e propri comprensori amministrativi antelitteram.

In epoca medievale è attestata la presenza di un "Episcopi de Ortilen" che oltre ad essere un presenzialista nelle inaugurazioni di altre chiese, era molto generoso se è vero che si è impegnato nella donazione, a favore dei Camaldolesi, della chiesetta di San Pietro e delle sue pertinenze nella località chiamata "Ollin" Oddini.

Foto: scorcio di
Orotelli (click per ingrandire l'immagine)Foto: scorcio di
Orotelli
(click per ingrandire)
L'organizzazione classica amministrativo-giudiziaria della Curatoria dei Dore è attestata dall'iscrizione, ancora oggi ben evidente, nel frontespizio in trachite rosa, di quella che doveva essere la sede del "Majore", unico arbitro del potere esecutivo e giudiziario: "A.R.F. respice finem q. ante judicem stabis" ("Pensa alla tua fine perché dovrai comparire davanti al giudice").
Come dire il nostro: "la giustizia è uguale per tutti", in maniera naturalmente più incisiva e palesemente minacciosa!
Le chiese campestri testimoniano una religiosità intensa e radicata che faceva comunque da cornice fisica alla rete delle vie del lavoro contadino.

Sentimenti religiosi, fede, fatica, sudore, feste si sono intrecciati per secoli sino a quarannt'anni fa, ritmando, non solo il passare delle stagioni, ma anche gli anni e la vita di ogni singolo abitante del paese.
E chi se non "sos Narbonaios", intenti cioè a coltivare il grano anche negli inaccessibili "narbones", può in maniera più cruda interpretare il senso della fatica e del sudore?
"Sos Narbonaios", spesso disabili o non abili, perché anziani, per il lavoro normale del "contadino massaiu", si avventuravano con la forza delle sole braccia e della insopportabile zappa, nei pezzi di terra più impervi, non raggiungibili con l'aratro e con i buoi, per ricavare anche da lì un tozzo di prezioso pane.
Ripercorrere quelle vie oggi è come sciogliere il groviglio di tanti secoli e unire il filo sottile che lega la piccola Storia del lavoro e delle Chiese nei campi.

Foto di orotellesi 
fine anni 40
festa di S.Pietro (click per ingrandire l'immagine)Foto di orotellesi
fine anni 40
festa di S.Pietro
(click per ingrandire)
Partendo dalla parrocchiale di S. Giovanni: stile romanico-pisano, con pianta a croce latina,facciata, abside, cappelle laterali in trachite rosa, con splendido campanile a vela. Alla chiesa si affiancava il convento benedettino, sede di cultura e di lavoro, con il muro che tutto racchiudeva e con l'arco d'ingresso ancora oggi maestoso e segno di identificazione per gli orotellesi.
Nel medio evo, per sfuggire alla calura di Ottana alcuni vescovi scelsero il convento benedettino di S.Giovanni, come residenza estiva. Potremmo dire: dalla padella alla brace!
Costruita in pietre vulcaniche e in mattoni, ha pianta a croce commissa, con transetto voltato a crociera. L'aula, coperta in legno, era in origine a navata unica. Nel secolo scorso fu ampliata con l'aggiunta di navate laterali. Possiede un singolare campanile con sculture animali.


Foto: particolare
campagne orotellesi (click per ingrandire l'immagine)Foto: particolare
campagne orotellesi
(click per ingrandire)
Chiesa di S. Michele, di cui si conserva in stato di abbandono il perimetro, doveva indicare anche il villaggio adiacente. E' collocata ai margini del territorio di Oddini, su una sporgenza rocciosa che domina la vallata del Tirso, costruita in materiali poveri non elaborati; è di origine tardo medievale.


Foto: chiesa
San Giov. Battista
particolare 
vista dall'arcoFoto: chiesa
San Giov. Battista
particolare
vista dall'arco
Chiesa di San Pietro, gioiello architettonico di stile romanico pisano, sorge in aperta campagna in località Oddini. Evidenti le fondamenta dell'annesso convento ed è stata donata, nel 1139, dal vescovo Ugo "ecclesiae Santi Joannes episcopus site in loco qui dicitur Ortilli", ai frati Camaldolesi.


Foto: Chiesa 
San Michele
particolare ingresso
laterale in trachite
lavorata (click per ingrandire l'immagine)Foto: Chiesa
San Michele
particolare ingresso
laterale in trachite
lavorata
(click per ingrandire)
Chiesa di Nostra Signora di Sinne è una chiesa rurale di epoca aragonese del XVI sec. Di semplice fattura, costruita in granito con finimenti in trachite, il tetto ad archi, all'interno è custodito il simulacro della Madonna di Monserrata. E' situata a sud-ovest del paese sulla strada provinciale Orotelli-Ottana. Sotto l'altare prima dei consistenti lavori di ristrutturazione, era visibile un grosso blocco di granito, dove la tradizione vuole fossero stati sepolti Ambisio e Ampilio, due giovani che subirono il martirio nel 304 d.C.


Foto: Chiesa san Michele
veduta d'insieme
ruderi della chiesa (click per ingrandire l'immagine)Foto: Chiesa san Michele
veduta d'insieme
ruderi della chiesa
(click per ingrandire)
Di tanti altri luoghi di culto rimangono frammenti di ruderi scomposti o di memorie che si perdono nella notte dei tempi.Noi ripercorriamo i tratturi che si identificano nelle vie della fatica e della profonda religiosità, quasi che le due dimensioni fossero uniche e inscindibili nell'incedere della vita.

Alcuni di questi sentieri sono ben visibili e percorribili; altri sono stati riscoperti e riproposti attraverso l'attenta regia del Ziu Bobore Pintus, protagonista autentico e quindi conoscitore certo di quelle antiche vie dei carri arse dal sole e di stretti camminamenti, oggi ricoperti da rigogliose e verdi macchie di lentischio.

Dalle alture di "Pedeadde" ci accompagneranno, sulla sinistra all'orizzonte, le ciminiere di Ottana; sogni e speranze, oggi tragedia dell'economia Orotellese e della zona.

Le ciminiere simbolo del riscatto: redditi da industria, non più emigrazione; ma anche desertificazione antropologica delle campagne.
In questi giorni il sogno si sgretola , Ottana chiude, riemerge l'incubo per lavoratori e famiglie, "ora le torri petrolchimiche importante segno grafico impresso a forza nel paesaggio, simbolo contraddittorio e irreversibile di una industrializzazione che non c'è, sembrano ormai antiche come i nuraghi".

Guardiamo sulla sinistra, le ciminiere sono lì, ci scortano con un filo di amara tristezza; ma il nostro vuole essere una atto di solidarietà e di incoraggiamento per chi, anche a Orotelli, sente il terreno franare sotto i piedi.

E' davvero, ancora, fede, fatica e sudore.

Apriamo una finestra di luce da S.Cambosu, Orotellese, uno dei grandi del novecento. Da un suo racconto:

"C'è una giornata veramente di sole in certi villaggi: ed è quella di uno sposalizio. Vi passa l'arca santa, il carro fatidico; con la cassapanca intinta di sangue di capra, col suo carico di canestri colmi di grano, col suo ricco tesoro di pani a foggia di colomba o di cuore. E la lana cardata e le chiome di canapa e i fusi e le conocchie viaggiano su quelle due ruote dietro i buoi infiocchettati".


* Sentiero Storico-Turistico, itinerario in ambito locale su carrarecce o evidenti sentieri. Che ripercorre "antiche vie" con finalità di stimolo alla conoscenza e valorizzazione storica dei luoghi visitati. Questi sentieri non pongono problemi di orientamento, pur richiedendo, talvolta una certa resistenza alla camminata. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi.