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Rossella Urru - LIBERA
Articolo

Bocheteatro: La Sardegna dei teatri - Ottava edizione 2009
Nuoro Dorgali - Ottobre Novembre 2009 - Ore 21.00 - Nuoro: Teatro Eliseo - Dorgali: Teatro Comunale

Inserito il 07/10/2009 - Pagine: 1 - Letto: 6271 - Commenti: 0

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La Sardegna dei teatri - Ottava edizione 2009


La Sardegna dei teatri
Ottava edizione 2009 (click per ingrandire l'immagine)La Sardegna dei teatri
Ottava edizione 2009
(click per ingrandire)
L'ottava edizione de La Sardegna dei teatri si caratterizza per la volontà di mettere a fuoco alcuni tra i temi più rilevanti e scomodi del nostro presente. Per accompagnarci nel profondo di una riflessione che ci renda più consapevoli della realtà, abbiamo scelto artisti d'eccellenza del teatro contemporaneo.

PROGRAMMA

DORGALI Venerdi 16 OTTOBRE
ASCANIO CELESTINI
FABBRICA

(inserito nella Rassegna Cinematografica del Comune di Dorgali)
di e con Ascanio Celestini

...Tutto comincia la sera del 16 marzo 1949, quando il protagonista fa il suo ingresso da neo assunto in fabbrica, con la mansione di scovazzino - «devo scopare il carbone nell'altoforno». Il suo capoturno è Fausto, che subito spiega: «La fabbrica c'ha un centro e quel centro è l'altoforno. E noi stiamo al centro della fabbrica». Parte da qui la lettera alla madre, attraverso cui il narratore di questo romanzo-piece dipana la storia di una fabbrica italiana. E la storia della fabbrica è innanzi tutto la storia dei suoi operai, e soprattutto di Fausto, il capoturno a cui manca una gamba e perciò «c'ha l'assunzione di ferro - che a quelli che c'hanno la disgrazia non li manda via manco Gesucristo dalla fabbrica». E prima ancora che di Fausto, è la storia del nonno di Fausto e del padre di Fausto, anche loro di nome Fausto. Lo scorrere veloce di queste tre vicende umane - che incrociano quelle di Paride Pietrasanta, il padrone, di Assunta, la tabaccaia ex operaia, bella come una Madonna, al cui impronunciabile segreto si lega la scomparsa di un nutrito gruppo di operai -, ci restituisce cinquant'anni di storia italiana. Un racconto che affabula il lettore grazie alla raffica di parole di Ascanio Celestini, «la macchina parlante», che porta in scena, e sulla pagina, uno spettacolo di storia patria in tuta blu. E in questa lettura che va giù d'un fiato tra suspence e ricordi, ritroviamo col sorriso e qualche amarezza la memoria di un passato che ci accompagna nel presente, il nostro, quello di fabbriche in dismissione, di rinnovate lotte sindacali e della ricerca di nuove identità.


NUORO giovedì 5 NOVEMBRE
DORGALI venerdi 6 NOVEMBRE
BABILONIA TEATRI
MADE IN ITALY

vincitore del Premio Scenario 2007
di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe
costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli
luci e audio Ilaria dalle Donne
movimenti di scena Simone Brusa

Made in italy non racconta una storia. Affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono. Come in un video-clip.
made in italy è un groviglio di parole.
E' un groviglio di tubi luminosi.
E' un groviglio di icone.
Per un teatro pop.
Per un teatro rock.
Per un teatro punk.
Un teatro carico di input e di immagini sovrabbondante di suggestioni, ma privo di soluzioni.

Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli famigliari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il made in Italy è un prodotto dozzinale e tragicamente umoristico, raccontato in uno spettacolo apprezzabile per compiutezza, in cui la comicità non è ottenuta dal meccanismo televisivo della barzelletta, ma dalla durata dell'elenco e dalle impercettibili ma fortissime variazioni, grazie a una sensibilità per le virtù e le potenzialità della parola che si fa maestria del contrappunto musicale. Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale. Con un ritratto spietato delle "sacrosante" manifestazioni del tifo calcistico e delle telecronache enfatiche e patriottarde, normalmente rese impercettibili dalla generale assuefazione. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi.



NUORO giovedì 12 NOVEMBRE
DORGALI venerdi 13 NOVEMBRE
COMPAGNIA PIPPO DELBONO
IL TEMPO DEGLI ASSASSINI

di Pippo Delbono
con Pippo Delbono, Pepe Robledo

"...ecco il tempo degli assassini!"
Arthur Rimbaud
[«Il tempo degli assassini»">
Giacche e cravatte. Sul palcoscenico solo due sedie.Luce bianca.Una pila, una sigaretta, un giocattolo da bambino, ciglia finte, una bottiglia di birra, una lettera, un microfono, bolle di sapone, vecchi blues, musica classica, rock, salsa, motivetti degli anni '30. Due storie parallele. Pensare di uccidere qualcuno che ami. Prendersi in giro. Imitare i Blues Brothers. Imitare Stanlio e Ollio. Passerelle da Music Hall. Giocare con il pubblico. Raccontare delle storie. Una persona può morire per un colpo di Stato in Argentina. In un altro continente un persona può morire di overdose.

"Quando abbiamo deciso di fare questo spettacolo insieme, volevamo parlare di Rimbaud e dei poeti maledetti e dei poeti rock e delle persone che sono vissute e morte come loro, della morte di un intero popolo, della violenza, dell'amore e della solitudine. Grandi temi. Invece ci siamo trovati a parlare delle piccole cose della vita, piccole paure, piccoli sogni, piccole storie di ogni giorno. E senza volerlo abbiamo parlato di noi ...".

Pippo Delbono



NUORO Giovedì 19 NOVEMBRE
COMPAGNIA BOCHETEATRO
PERCAS

di e con Giovanni Carroni
e con Monica Corimbi, Giuseppe Porcu,
Monica Farina, G. Pasquale Mercuriu, Paolo Mercuriu, Mirko Piu, Francesco Canu

Non c'è niente di più sofferto e difficile per un nuorese che parlare di Nuoro.E' mettere il dito nella piaga, affondare il coltello nella carne viva. E' masochismo. Nuoro è il luogo del tutto e del nulla, è il mondo e l'antro chiuso della caverna, strade infinite nell'universo, binario morto al centro del villaggio. E' la fissità secolare di un ritmo binario che non porta da nessuna parte.Il ritmo ossessivo compulsivo del Mammuthone (maschera della tradizione barbaricina) che incorna lo spazio e il tempo davanti a se, senza possibilità di scampo; è la fissità dei nuraghes, intatti nella loro millenaria inquietante maestosità; è il silenzio pieno delle sue campagne, pullullate da pecore, capre e uomini invisibili, tra querce ,sughere,lentischi; è l'afrodisiaca festa dei profumi de su beranu (primavera) e del vino che inebria la mente, che innamora e uccide; è il canto triste dei tenores, capri cantanti/danzanti , guerrieri/ pastori, re schiavi della propria terra.

Nuoro, culla prigione delle sue creature, che all'improvviso esplode nel miracolo del figlio che illumina il mondo delle sue meraviglie, e viaggia nel mondo delle umane genti con la sua corona d'alloro. E' allora che l'Ulisse di ritorno in patria non può non fare a meno del suo Giudizio, quello che Salvatore Satta chiamava «il mistero del processo».

Questa terra , che ha visto invasori fenici, bizantini, romani,saraceni,spagnoli, pisani, genovesi e per finire italiani. Questo popolo, che per il 90% ha origini pastorali, fatica ancora oggi a trovare una sua autonomia. L'autonomia di un a regione che da troppi secoli è vittima di dominatori esterni e di politici interni senza scrupoli, della "mala giustizia". Un popolo che fatica a trovare unità, coesione. Dicevano gli spagnoli dei sardi: "Pocos, locos e male unidos".

Lo spettacolo dunque è anche una riflessione/provocazione alla situazione economico/politica di adesso. Racconta le contraddizioni di una tradizione millenaria straordinaria che si scontra con la volgarità attuale di molti Vip miliardari, italiani e stranieri, e le numerose donne/veline, che frequentano la Costa Smeralda, accompagnati e sostenuti da politici corrotti e potenti, affaristi sardi e italiani, che stanno portando l'Isola a un "naufragio" economio- sociale oltre che culturale.

Creature che si aggirano nell'Isola isolante della mia Sardegna, della mia Nuoro. Aria lucida frizzante e melma scura. Movimento violento e spasmodico. Cupa luce alcolica, voce senza corpo, spazio senza tempo. testimone vittima carnefice. Immobilità urlo afasia. Nuoro, sensazione panica della solitudine, senso sofferto del mondo circostante ,infinitamente grande, infinitamente piccolo. Mammuthone che incespica , cade , si rialza, goffamente danza, poi piano trova il ritmo, la strada, il cammino, con dolore si sveste , ritrova il suo corpo il suo volto il suo sangue, il suo canto.



DORGALI venerdi 20 NOVEMBRE
COMPAGNIA BOCHETEATRO
ANTONIO GRAMSCI. L'ALBERO DEL RICCIO

di e con Giovanni Carroni

Tempo fa , sotto richiesta dei miei due figli Andrea e Salvatore, mi sono messo a rovistare tra le foto di famiglia, per trovarne alcune che mi ritraggono da ragazzo con tutti i capelli in testa. Era questa la loro grande curiosità : subito dopo grandi risate e sberleffi: "com'eri buffo, non sembri neanche tu , irriconoscibile.. e così via.. A quel punto siamo andati avanti a vedere tante altre foto, di tutto il parentado.. E' stato allora che oltre alle foto mi è capitato tra le mani un vecchio raccoglitore verde con i fogli plastificati , dove avevo riposto in ordine cronologico tutte le tessere del P.C. , non del computer, del Partito Comunista: di mia nonna mio nonno, mio padre mia madre e mio zio Francesco, il barbiere, noto Cucuiedda . Ed è allora che ho ripensato al vecchio P.C., al Partito dei miei nonni, di mio padre, a quella militanza passionale, quasi romantica, a quella fede, che richiamava il grande ingenuo sogno di " Proletari di tutti paesi, virgola, unitevi!!".

Un sogno infranto prima con Stalin (ripudiato da un Lenin inascoltato e dallo stesso Gramsci) e poi con altri più o meno simili a lui in altre parti del mondo. Ma a parte la caduta del muro comunista, (fermo restando che di muri che devono cadere ce n'è tanti, e tanti ne stanno edificando di nuovi , politici e religiosi.), mi chiedevo: in Italia , in Sardegna, sarà pure rimasta qualcosa di buono di quel grande ingenuo sogno , di quel comunismo, di quella grande sinistra italiana.- PAUSA-. Io credo di si....

E nonostante le delusioni, le mortificazioni, le offese, la vergogna, di una parte della sinistra attuale, di quella sinistra del potere, dell'arroganza, dell'affarismo, io credo che i grandi valori della sinistra storica italiana non sono scomparsi, sono ancora dentro tanti di noi : parole come uguaglianza, fraternità, tolleranza, solidarietà , possono essere ancora manifesto per una militanza dell'onestà , della giustizia sociale, dell'educazione, della civiltà, dell'intelligenza..

Ecco , per via di quelle tessere, ho pensato di provare a raccontare un pochino di quella immensa eredità lasciataci da A. Gramsci. Un comunista che ha fatto la differenza, che fa la differenza, non solo in Italia, ma nel mondo.

Tornando alle tessere, le stesse le ho volute utilizzare per la composizione della locandina dello spettacolo; e a vederle così , un po' alla rinfusa, tute colorate, non sono poi così inquietanti o tristi, danno l'idea di un gioco gioioso, mi portano anche dei ricordi teneri, pensieri allegri, forse di una nuova consapevolezza, di una nuova speranza.



Giovedì 26 NOVEMBRE
CADA DIE TEATRO
POSIDOS

di e con Pierpaolo Piludu
e con la partecipazione de Su Cuncordu Iscanesu
Pietro Dettori "sa oghe"- Giampiero Motzo "sa mesuoghe"
Antonio Piras "sa contra"- Fabio Sanna "su bassu"
luci di Giovanni Schirru
suono di Giampietro Guttuso
regia di Giancarlo Biffi

Pòsidos, "tesori", è uno spettacolo che affonda le radici nella cultura orale della Sardegna. Nel 1995 Pierpaolo Piludu ha portato avanti un'indagine sul campo a Scano Montiferro, finalizzata ad una tesi di laurea in Antropologia Culturale sulle modalità del raccontare delle persone anziane del paese. A distanza di qualche anno è nato "Pòsidos" che da allora viene presentato con successo, a livello nazionale.

Da alcuni anni lo spettacolo va in scena anche con la partecipazione de Su Cuncordu Iscanesu. Le voci del gruppo di canto a tenore di Scano Montiferro rendono ancor più suggestiva la narrazione e diventano una ricca colonna sonora che aiuta gli spettatori a viaggiare in un mondo lontano solo qualche decennio, ma distante anni luce da quello odierno. Un mondo dove, come diceva Nonnu Mannu, vecchio parroco di Scano, i vivi e i morti convivono. Nei racconti dei vecchi e delle vecchie scanesi i morti appaiono in continuazione. Discutono, dialogano con i vivi come se fosse la cosa più normale del mondo. E quando si trattava di animas bonas, di solito le anime dei propri cari, non c'era da avere paura. Avevano sempre qualche consiglio da regalare ai vivi: chi riusciva ad ascoltare con particolare attenzione, nelle parole dei morti coglieva non solo qualche granello di saggezza, ma, a volte, anche il giusto suggerimento po agattare unu pòsidu, per riuscire a trovare un tesoro.


NUORO: Info, abbonamenti e prevendita presso la sede di Bochetatro, via Congiu Pes n° 6, Nuoro
dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Il mercoledì pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 19.00.

DORGALI: Ufficio Cultura del Comune, tel. 0784 927242 927250

Infoline: 0784 203060 - www.bochetatro.it