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Rossella Urru - LIBERA
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Film "SA GRÀSCIA" di Bonifacio Angius

Inserito il 22/12/2011 - Pagine: 1 - Letto: 461 - Commenti: 0

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Il Consorzio per la pubblica lettura “S. Satta” presenta "SA GRÀSCIA" - Martedì 27 dicembre 2011


Immagine: BibliotecaSatta_Logo.jpg
Il Consorzio per la pubblica lettura “S. Satta” presenta

SA GRÀSCIA
Un film di Bonifacio Angius

Intervengono
Salvatore Mereu (regista)
Alessandro Sellino (critico cinematografico)

Martedì 27 dicembre ore 18,30 presso l’auditorium della Biblioteca S. Satta a Nuoro

Una produzione
U.C.I

BONIFACIO ANGIUS (regista)
Bonifacio Angius è nato a Sassari nel 1982. Regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore per il cinema, ha frequentato corsi specialistici cinematografici in Italia e all’estero tra cui la “New York Film Accademy” e il corso di regia cinematografica al “Centro Studi Cinematografici della Catalogna” di Barcellona. I suoi cortometraggi sono stati presentati e hanno vinto premi in numerosi festival internazionali, tra cui “New York Short Film Festival”, “Bolzano Opere Nuove”, “Festival internazionale del cortometraggio di Siena” e hanno rappresentato l’Italia nel concorso per cortometraggi realizzati nell’area del Mediterraneo tenutosi a Tanger in Marocco nel 2006. Attualmente è presidente dell’associazione culturale U.C.I. (Unione Cineasti Indipendenti) insieme alla quale ha contribuito a produrre diversi documentari e il suo primo lungometraggio di finzione dal titolo “saGràscia”, presentato in anteprima mondiale alla mostra internazionale del cinema di San Paolo in Brasile.

L'esordio nel lungo di Angius è un collage di momenti emblematici visti dall'occhio di un bambino curioso. Non c'è trama strutturata ed è tutto in dialetto sardo. Ma allora come mai 'saGràscia' sembra così fluido e comprensibile? Magia di un esordiente che sa scegliere facce irresistibili, realizza una fotografia digitale che ha la pasta della miglior pellicola e ci dona 80 minuti di assolato, ma non desolato, entroterra sardo. Ottime musiche vivaci di Carlo Doneddu. Angius ha 29 anni. Che bravo"

Francesco Alò - Il Messaggero

Sa gràscia è magnificamente incurante delle traiettorie prestabilite e volontariamente deciso a non rimettere logicamente tutti gli elementi al loro posto. Come il piccolo Antoneddu nemmeno noi sappiamo dove andiamo magari scalzi e magari a piedi, forse convergiamo verso un ‘tempio' per ringraziare della vita o per scoprire di non averla più una vita. Poca importa, a contare è la ricerca, quel flusso di energia che produce il filo della (nostra) storia e incrocia i fili delle (altre) storie. Un esordio folgorante.

Marzia Gandolfi - Mymovies

Una pura emozione. Il ricordo di un qualcosa che abbiamo sempre avuto dentro di noi ma che, forse, da tempo non riusciamo a tirar fuori. Qualcosa che possiamo ritrovare andandola a cercare. Proprio come Antonio, in viaggio verso il Santo. Quel Santo che gli ha fatto Sa gràscia. Una pura emozione. Il ricordo di un qualcosa che abbiamo sempre avuto dentro di noi ma che, forse, da tempo non riusciamo a tirar fuori.

Gian Lorenzo Masedu - Cinemart Magazine

La Sardegna di Bonifacio Angius è una terra sospesa, bruciata dal sole e dall’estate. Difficile sondare i limiti tra ciò che è reale e ciò che non lo è: tutto si mescola nella storia di Antoneddu, caduto dalle scale ma salvo per miracolo. La nonna ora gli ha messo addosso un abito da fraticello, perché deve andare sino alla chiesa di Sant’Antonio e ringraziarlo. Ha ricevuto “sa grascia”, la grazia. Lungo il cammino incontrerà personaggi buffi, malinconici, strambi, mentre la chiesa che sembrava dietro l’angolo è ancora lontana, tanto lontana.”
Al suo primo film, Angius tenta l’azzardo (riuscito) del realismo magico e si allontana dai canoni con cui è sempre stata raccontata la Sardegna


Francesco Bellu – Il Manifesto Sardo

FESTIVAL
  • Mostra Internacional de Cinema de São Paulo (Ficção)
  • Sardinia Film Festival (Anteprima Festival)
  • FilmSpray (In Concorso)
  • Rebeccu Film Festival
SCHEDA TECNICA
Titolo: “sa Gràscia”
Durata: 71’
Formato di ripresa: Full HD, Colore
Suono: stereo
Genere: fiction
Anno: 2010

CAST TECNICO E ARTISTICO

Interpreti principali: Giuseppe Mezzettieri, Stefano Deffenu, Francesca Niedda, Daniele Marrosu, Pietro Pittalis, Mark Romaguera, Domenico Montixi.
Regia: Bonifacio Angius
Soggetto: Bonifacio Angius, Stefano Deffenu, Gianni Tetti, Marina Satta
Sceneggiatura: Bonifacio Angius, Stefano Deffenu, Gianni Tetti, Marina Satta
Fotografia: Bonifacio Angius
Operatore: Alessandro Parlati
Montaggio: Gavino Tilocca
Musiche originali: Carlo Doneddu
Scenografia: Pierpaolo Luvoni
Ritocchi digitali: Fabio Bianchini
Costumi: George Vadim
Suono: Gianni Bonas
Produttore: Bonifacio Angius col sostegno di U.C.I

SINOSSI
In una Sardegna antica, perduta, di ninna nanne e filastrocche, dietro i profumi ed i colori di un’estate bruciata dal sole, Antoneddu, un bambino di dieci anni, cammina sulle strade ed i sentieri di un mondo magico, per raggiungere la chiesa del santo che gli ha “salvato la vita”, gli ha fatto “Sa Grascia”. Lungo il viaggio, personaggi dolci e bizzarri, buffi vagabondi intrappolati in una realtà confusa e contraddittoria, dove il bene e il male si mescolano in un’armonia malinconica e surreale. Un miracolo, un santo, una nonna che prega, un funerale, Antonio che cade per le scale, una biglia, una mela… dove arriva la realtà oppure il sogno? E’ lontana la chiesa di Sant’Antonio? E soprattutto, chi è che sta sognando

NOTE DI PRODUZIONE
La realizzazione del film ha richiesto tre anni di lavorazione. Il film stato interamente autoprodotto dall'autore, con il sostegno dell'Associazione Culturale U.C.I. (Unione Cineasti Indipendenti). Per quanto riguarda il reclutamento del cast tecnico-artistico si avvale del lavoro di maestranze, tecnici, attori, scrittori e musicisti, tutti locali e tutti di grande professionalità, a partire dalla sceneggiatura, scritta dal regista in collaborazione con lo scrittore Gianni Tetti e con Stefano Deffenu e Marina Satta, fino alla suggestiva colonna sonora del musicista e compositore Carlo Doneddu. Il film è stato girato nei dintorni del piccolo paese di Ploaghe, dove si è rivelato fondamentale il sincero e appassionato apporto della popolazione che ha permesso di affrontare e superare le innumerevoli difficoltà realizzative.
Bonifacio Angius con il sostegno dell’U.C.I.

NOTE DI REGIA
Un giorno di tre anni fa stavo rovistando tra le vecchie foto di famiglia. Dentro una scatola di latta ce n’erano alcune vecchissime, in bianco e nero. In una di queste c’era mio padre. Era bambino, era in piedi sull’uscio della casa dei miei nonni a Villanova Monteleone, indossava un saio da fraticello, aveva la testa fasciata e due occhi grandi, sbarrati, pieni di paura. Incuriosito dall’immagine ho chiesto a mio padre che stesse facendo nella foto e lui mi ha raccontato una storia. La storia di un bambino che cade dalle scale, se la vede brutta, rischia davvero di morire, sopravvive e viene mandato a ringraziare Sant’Antonio per non essere morto. In quella foto mio padre stava uscendo di casa per iniziare il suo pellegrinaggio. Ai miei occhi era terribile pensare a questo povero bambino costretto a ringraziare un santo che neppure conosce, per non averlo fatto morire. Comunque, mio padre non era morto, ho pensato. Ma se fosse morto? Io non ci sarei stato. A partire da questo ragionamento è nato il film. Inizialmente, l’idea sembrava buona per un cortometraggio. Poi un po’ per caso, un po’ per volontà non detta, un po’ perché ha prevalso, in maniera naturale su chi scriveva, la necessità di rappresentare un viaggio più interiore che esteriore, quindi lungo, contorto e legato alla voglia di vita del protagonista, il cortometraggio è diventato un lungometraggio.

Il viaggio del bambino è diventato anche il nostro viaggio, la scoperta progressiva di porte da aprire, di ostacoli da superare, di stanze da vivere, di persone da conoscere. Il viaggio è diventato un film, SaGràscia.

Siamo partiti dall’inconsapevolezza di Antoneddu, che doveva essere anche l’inconsapevolezza dello spettatore. Lo spettatore non deve guardare dall’alto la storia del protagonista, deve essere immerso, scaraventato dentro alla storia: lo catapultiamo dentro, lo costringiamo a guardarsi attorno, a cercare di capire, proprio come deve fare il piccolo protagonista. Sarebbe stato facile spiegare tutto dal principio, perchà dentro di noi avevamo chiara ogni parte della storia. E’ stata una scelta precisa quella di tenere sempre in considerazione alcune verità durante la scrittura e le riprese, senza mai svelarle palesemente nel film. L’intento era quello di mantenere uno stato di sospensione quasi da sogno, negare continuamente quello che accade, stravolgere il luogo e il tempo. Infatti il racconto ha un tempo circolare, è il tempo delle abitudini, delle cose che si ripetono, il tempo del sogno che non va mai avanti, un tempo rassicurante, ma allo stesso modo opprimente, un tempo mentale, non reale. Dall’inconsapevolezza di Antoneddu siamo arrivati, dopo qualche mese di scrittura, a renderci conto di una verità alla quale noi stesi stentavamo a credere: forse Antoneddu è morto, ci siamo detti. Così sono tornato a quella domanda che mi ero posto all’inizio, quando sentendo la storia di mio padre mi chiedevo cosa sarebbe successo se invece lui fosse morto. Questa consapevolezza ha guidato ogni fase della scrittura. Se lui fosse morto, abbiamo pensato, riposerebbe nell’aldilà, o forse se ne resterebbe aggrappato alla vita, alla sua terra e alle sue cose. Rimarrebbe aggrappato a quella vita piccola che il santo gli ha già tolto. E così fa Antoneddu, un bambino che vuole ancora vivere tanto, che esplode di voglia di vivere. Va a ringraziare sant’Antonio per una vita che il santo non gli ha neppure concesso. L’inconsapevolezza diventa illusione. L’illusione trasfigura la realtà. La realtà è sempre filtrata dal nostro sguardo soggettivo e mai è univoca e oggettiva. Antoneddu è morto ma non lo vogliamo dire, Antoneddu è morto ma è vivo. Abbiamo quindi cercato di raccontare entrambe le cose con la volontà di negare continuamente sia la vita che la morte.

Volevamo fare un film sull’amore, sulla vita, sull’aldilà, sul peso che i morti hanno sui vivi, sul ricordo, sulla mancanza, sulla solitudine, sulla crescita, sul viaggio, e infine sulla morte. Un film dove i personaggi si aggrappano alla propria esistenza in un mondo che non capiscono e che li vive. Infatti, ogni personaggio, proprio come il protagonista, è perso in questo mondo che pare un girotondo, palesa sicurezze che crollano appena soffia il vento, certezze di carta che si bruciano di fronte all’affacciarsi della realtà.

Cercavamo di rappresentare un realismo che trascolora nel magico, in cui la Sardegna non è una entità geografica, ma quasi un luogo dell’anima. Una Sardegna come luogo universale di ogni uomo e ogni donna, una Sardegna che sparisce, pur essendo sempre presente. La nostra Sardegna rifugge una rappresentazione stereotipata e un po’ folkloristica per essere non-luogo, per essere aldilà, per essere l’altrove. E così, anche l’uso della lingua (il sardo, l’italiano, il catalano, l’esperanto, il nulla, il grammelot) diventa quasi un sottofondo musicale arcaico di un mondo che non si vorrebbe lasciare mai più.

Bonifacio Angius