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Rossella Urru - LIBERA
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Commemorazione del Prof. Giovanni Lilliu del Consigliere Franca Rosa Contu [22/02/2012: Aggiornato e corretto]

Inserito il 21/02/2012 - Pagine: 1 - Letto: 576 - Commenti: 0

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Commemorazione del Prof. Giovanni Lilliu del Consigliere Franca Rosa Contu


Foto: Prof. Giovanni Lilliu 
Fonte: La Nuova SardegnaFoto: Prof. Giovanni Lilliu
Fonte: La Nuova Sardegna
Signor Sindaco, signor Presidente, Consigliere e Consiglieri tutti e carissimi concittadini.

Ringrazio il Sindaco di Nuoro Alessandro Bianchi per avermi concesso l'onore di commemorare in quest'aula, anche a suo nome, il grande studioso Giovanni Lilliu al quale la città di Nuoro ha conferito cittadinanza onoraria il 21 marzo 2005.

Giovanni Lilliu ci ha lasciati domenica 19 febbraio, semplicemente, in silenzio.

Non nascondo che la mia profonda commozione per la sua scomparsa e per il ricordo di una lunga esperienza di studio e di lavoro, che il destino ha voluto conducessi sotto la sua guida, non facilitano il mio compito oggi.

Tutti voi avrete avuto modo di leggere gli autorevoli e numerosi commenti proposti dalla stampa in questi giorni e perciò eviterò di ripercorrere anche qui l'immensa sequenza dei meriti e dei titoli vari raccolti dall'archeologo professor Giovanni Lilliu nel corso della sua lunga vita.

Mi perdonerete perciò se, abbandonando la ritualità d'obbligo in queste occasioni, percorrerò con le mie parole pensieri un pochino diversi, per ricordare piuttosto le azioni che Giovanni Lilliu studioso e il politico Giovanni Lilliu ha posto in essere nel corso della sua vita e che hanno avuto precise ricadute nelle vicende culturali della nostra città.

Ma la sua attenzione verso gli specifici problemi delle zone interne della Sardegna, delle quali egli ha sempre riconosciuto Nuoro come capitale, trovano sintesi estrema nella dedica della sua grandiosa opera pubblicata nel 63 dal titolo "La civiltà dei sardi", con la sua dirompente dedica, dirompente davvero a quei tempi, ai pastori della Barbagia.

Ma davvero non si trattò di sole parole. Moltissimi scritti e lavori di ricerca archeologica hanno per oggetto contesti culturali o si svolgono in ambiti territoriali relativi alla Provincia di Nuoro.

Territori e genti per i quali lo studioso rivendicava maggiori attenzioni dal mondo politico e culturale e verso i quali volle fossero indirizzate risorse culturali ed economiche in virtù delle loro specificità.

Proprio a Nuoro, anni dopo, Giovanni Lilliu riserva l'onore più grande, proponendo proprio in questa città la creazione, con sede unica, dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico, con Legge Regionale N. 26 del 5 luglio del 72.

Con Decreto del Presidente della Giunta n. 144 del 14 maggio 1975, si approva successivamente lo STATUTO dal quale leggo le finalità proposte all’art. 1:
in quanto centro di ricerca sui movimenti reali che hanno come fine il progresso economico, sociale, politico e culturale della Sardegna, si propone principalmente:
- di promuovere lo studio della vita dell'Isola nelle sue trasformazioni, nelle sue manifestazioni tradizionali e nelle relazioni storicamente intrattenute con i popoli dell'area mediterranea;
- di raccogliere la documentazione idonea alla conservazione, allo studio, alla divulgazione delle attività produttive, della vita popolare della Sardegna e del suo patrimonio etnografico;
- di promuovere la conoscenza della lingua, delle tradizioni popolari e della storia della Sardegna, attraverso tutte quelle iniziative e manifestazioni culturali (convegni, seminari, stages, nazionali ed internazionali, inchieste sul campo, ecc.) da esso ritenute idonee;
- di promuovere con iniziative adeguate i rapporti con istituzioni nazionali ed internazionali aventi come finalità la salvaguardia dei patrimoni regionali nei processi di aggregazione internazionale e di fronte ai fenomeni di rapida trasformazione;
- di favorire la conoscenza degli usi, delle tradizioni popolari e della storia di quelle popolazioni dell'area mediterranea che hanno avuto e hanno con la Sardegna comunità di interessi culturali.


Tutti temi, questi elencati, che oggi si identificano, talvolta un po' banalizzando l'argomento, con quelli che vengono chiamati elementi identitari.

Il compito assegnato a questo Istituto è com’è facile intuire, di grande rilevanza culturale e sociale e di grandissima portata è stato il contributo diretto all’ISRE del Professor Giovanni Lilliu suo Presidente dal 1985 al 1995.

Ma anche dopo questa data, quando di fatto le visite del professore in città sono state, com'è naturale che fossero, più rare, non è mai cessato il suo interesse verso Nuoro.

Ne sono stata testimone diretta in tutti questi anni e, visto che siamo tra noi amministratori e tra noi Consiglieri Comunali, voglio ricordare che quando gli comunicai, e lui aveva già 96 anni, con un po' di ansia, devo ammettere, che mi sarei candidata, mi incoraggiò in quanto donna e per di più nuorese.

Ma non per farne vanto personale, insisto su questo argomento perché invece riguarda poi tutti quanti, ricordo che mi telefonò più volte per conoscere l'esito delle elezioni e mi disse che era fiero di me perché riteneva che essere Consiglieri Comunali al servizio della mia città, della nostra città, fosse il compito più alto al quale fossi stata chiamata e dunque fossimo stati chiamati.

E' ovvio che ciò vale veramente molto per ciascuno di noi.

E mi chiedeva anche dei colleghi Consiglieri, dei gruppi consiliari, del nuovo Sindaco.

Subito dopo, benché, ripeto, ormai novantaseienne, volle anche essere presente a Cagliari alla Cittadella dei musei dove l'ISRE, onorando uno dei suoi compiti istituzionali, inaugurava nell'agosto del 2010 il padiglione etnografico dedicato alla collezione etnografica del giudice Cocco.

Il professore - così noi dell'ISRE lo chiamavamo - con ogni collega dell'ISRE ha avuto rapporti cordialissimi e affettuosi, noi dell'ISRE l'abbiamo incontrato in Cittadella, dove lui volle venire facendo appello davvero a tutte le sue forze, camminava a stento.
Di queste forze per la verità non aveva mai fatto economia, né nell'attività accademica né in quella politica.

Fino a quando gli è stato possibile, anche molto avanti negli anni, ha viaggiato per tutta la Sardegna portando il suo pensiero e la sua parola ovunque fossero richiesti, e spesso il suo pensiero era espresso nella lingua d'origine, dolcissima come le colline della sua Marmilla.

E in questa lingua comunicava, senza alcuna difficoltà, in ogni parte dell'isola, a dare prova che si può dialogare davvero con chiunque sia disposto al reciproco ascolto, indipendentemente dalle varianti linguistiche e dalle tecniche che la linguistica propone.

Ed è per questo che dalle città e dai paesi, anche dai più piccoli, dagli intellettuali agli artigiani, operai, pastori e contadini e soprattutto queste categorie lui amava incontrare, tutti accorrevano a salutarlo e ad ascoltarlo, e lui tutti accoglieva e salutava a sua volta.

E ogni volta le persone avevano la sensazione che l'incontro che lui dedicava a ciascuno fosse sempre assolutamente personale.

Un grande archeologo, è un grande mestiere quello dell'archeologo, se si sposta dalle attività più propriamente tecniche dello scavo.

Egli infatti traduceva i dati di scavo, le stratigrafie, le analisi dei materiali li traduceva tutte in riflessioni sulle genti del passato, sul loro organizzarsi in società. Tanto vive sono le sue descrizioni del vissuto delle popolazioni nuragiche e prenuragiche e tanto profonda la sua commozione al racconto degli atti cerimoniali, religiosi e funebri ipotizzabili, e spesso non senza errori dall'analisi dei reperti, che pareva naturale a tutti credere quasi che lui fosse stato davvero lì in quei tempi.

Ma senza il suo amore sincero ed il rispetto assoluto verso quelle culture che le scienze antropologiche finalmente iniziarono a definire culture subalterne - chiedendone il doveroso riscatto - dubito che avrebbe raggiunto gli stessi traguardi.

Hanno parlato di lui come di un grande comunicatore e divulgatore in questi giorni, ciò è stato ripetuto più e più volte, e certamente lo era.

Ma credo che più di ogni cosa egli volesse una profonda e democratica condivisione della conoscenza, una condivisione del sapere democratica che senza amore e rispetto verso il suo prossimo, rispetto assoluto, senza la sua disarmante semplicità, dubito che questa comunicazione avrebbe avuto gli stessi effetti.

Tutti noi negli anni, noi che lo conoscevamo bene, lo vedevamo sempre più stanco e a volte ci confidava qualche attimo di cedimento e anche di scoramento.
Poi si tirava su sorprendentemente e ricominciava daccapo, lieto di mettersi di nuovo al servizio della comunità e continuava a viaggiare.

In ogni occasione di incontro comunque, con noi e con me, non mancava di chiedere notizie sulle condizioni della nostra città, sulla politica, sulle condizioni di vita; e si informava continuamente di queste cose attraverso la stampa, perché poi, quando ci sentivamo, lui risultava aggiornatissimo di ogni fatto.

Ancora nel 2009 lavorava alla sua ultima pubblicazione, che sarebbe uscita nel 2010, resoconto degli scavi nella tomba dei giganti di Bidistili in territorio di Fonni.

Mi telefonava spesso, mi parlava delle bozze, me ne leggeva il testo al telefono.

Ma anche lì alla fine di ogni telefonata non mancava mai di chiedermi di Nuoro e mi raccomandava: state attenti, coltivate la vostra città, deve tornare ad avere più peso nella politica regionale.

Fate di tutto, ma fate davvero di tutto, era un ritornello continuo il suo.

Lui a volte diceva:
"vedo Nuoro sparire dall'interesse globale della Regione, attenzione, riportatela all'attenzione di tutti".

Noi proveremo a fare di tutto, professore, su questo ci può contare. Proveremo con tutte le nostre forze.

Ma voglio davvero smettere con le mie parole che sono così misere rispetto alla grandezza della persona, che sono così chiamata oggi sorprendentemente a ricordare.

Voglio concludere invece affidandomi alle sue, tratte proprio dall'ultimo lavoro, dell'archeologo Giovanni Lilliu, parole che descrivono l'ampiezza della riflessione a partire dalla prima azione dell'archeologo, quella dello scavo.


Parole sue queste:
“E che dire dello scavo? Il momento dello scavo è il momento magico dell’archeologo. Ogni taglio del terreno ricco di oggetti antichi è una scoperta nuova d’una scheggia del passato. Via via che si scende nei diversi e successivi livelli è come se ci si calasse progressivamente, di piano in piano, nel cuore più profondo dei tempi lontani. Ogni manciata di terra che leva la pala o la mano, col suo carico di reperti, è come un incantesimo di resurrezione, una spora delle origini riconsegnata alla posterità per riconsiderarla, riparteciparla, riviverla, a dimostrazione che il cosmo è una continuità e che la rottura – la morte del mondo – è soltanto apparenza”.

Giovanni Lilliu, 2010


Franca Rosa Contu
Consigliere Comunale