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Lettera del Sindaco ai deputati e senatori sardi sui lavori al carcere di Badu ‘e Carros

Pubblicato il 12/08/2010 - Pagine: 1 - Letto: 17007 - Commenti: 1

Lettera del Sindaco ai deputati e senatori sardi sui lavori al carcere di Badu ‘e Carros


Il sindaco di Nuoro Sandro Bianchi ha inviato a tutti i deputati e senatori sardi una lettera nella quale si chiede una interrogazione parlamentare urgente al ministro Alfano in merito ai criteri che verranno adottati per la destinazione del nuovo padiglione in costruzione all’interno del carcere di Badu ‘e Carros e nella quale viene manifestata la disapprovazione dell’Amministrazione comunale alla possibilità che nel carcere nuorese vengano trasferiti detenuti in regime di sorveglianza speciale.


Di seguito il testo integrale della lettera

Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati,

da diverse settimane, all’interno del carcere di Bàdu ‘e Càrros, sono in atto lavori di sbancamento per la realizzazione di un nuovo padiglione detentivo.

Questa Amministrazione Comunale non è a conoscenza della destinazione che il Ministero della Giustizia intende adottare per il nuovo padiglione. Il timore che accompagna l’avvio di questi lavori è che il nuovo padiglione possa venire assegnato alla custodia dei detenuti in regime di 41/bis, cioè in regime di sorveglianza speciale, destinato appunto ai carcerati considerati di “massima pericolosità”.

Già negli anni ‘70/80 il carcere nuorese di Bàdu ‘e Càrros venne dichiarato carcere speciale e conobbe una stagione di rivolte, spesso sanguinose, che videro protagonisti alcuni terroristi di primo piano, oltre che boss della malavita organizzata.
Tutto ciò ebbe un impatto traumatico sulla vita quotidiana cittadina ed ora esiste il timore e la preoccupazione che Nuoro sia costretta a rivivere quelle stagioni drammatiche.

Assistiamo in questi anni ad un preoccupante arretramento dello Stato, con la conseguente chiusura o con il ridimensionamento di importanti uffici pubblici che hanno costituto una “voce” fondamentale dell’economia della nostra città, senza che vi sia una attività istituzionale compensativa che individui e realizzi nuove forme di politiche utili alla crescita economica e sociale di Nuoro e del centro - Sardegna.

A fronte di questo, ci ritroviamo a dover paventare la possibilità che la nostra città torni ad essere al centro dell’attenzione del Governo nazionale esclusivamente per ciò che riguarda la creazione di strutture di massima sicurezza per detenuti speciali, che non hanno alcuna ricaduta positiva sulla città, sulla sua economia e soprattutto sulle condizioni di vita dei detenuti e quelle lavorative del personale dell’istituto di pena.

Per queste ragioni siamo fortemente contrari alla possibilità che nel carcere di Bàdu ‘e Càrros vengano trasferiti detenuti in regime di sorveglianza speciale.
Pur riconoscendo al Ministero della Giustizia l’autonomia necessaria, non si può però non tenere conto di un protocollo firmato tra la Regione Sardegna e il Ministero della Giustizia nel Febbraio del 2006 e relativo alla Territorialità della Pena.

Vi chiedo pertanto di voler proporre una interrogazione parlamentare urgente al Ministro Angelino Alfano, in merito ai criteri che verranno adottati per la destinazione del nuovo padiglione in costruzione all’interno del carcere di Bàdu ‘e Càrros.

Cordiali saluti
"

Alessandro Bianchi



Nuoro, 12 agosto 2010
Ufficio Stampa


Inserito il 17/08/2010 da Romulan - Voto: 5

Egregio Sig. Sindaco,

Sono un comune cittadino con l'abitudine di leggere costantemente il sito Istituzionale e quando posso do il mio seppur piccolo contributo con alcuni commenti. Ho letto attentamente la Sua lettera ai Deputati e Senatori Sardi (credo sia ora si smetterla di chiamarli Onorevoli, visto che la Costituzione ha abolito i titoli Onorifici...). La rivolta a cui Lei fa riferimento, con molta probabilità, è quella del 27 Ottobre 1980 quando, alle 7,30 una cinquantina di detenuti, politici e comuni, si impadronisce della sezione di massima sicurezza e la distrugge. Il carcere è preso d'assalto da polizia e carabinieri; ma l'assalto viene respinto dai rivoltosi con molotov rudimentali ed altri oggetti. La rivolta dura fino a mezzogiorno. La direzione carceraria cede accogliendo le richieste dei detenuti, tra cui questo comunicato: "I proletari prigionieri nel campo di Nuoro hanno occupato la sezione speciale, distruggendola. Con questa iniziativa abbiamo raccolto la parola d'ordine ''chiudere l'Asinara, chiudere i campi di massima sicurezza'', lanciato dai compagni di Volterra e di Fossombrone. Armati di bombe a mano al plastico abbiamo fronteggiato ripetuti assalti di agenti di custodia, carabinieri e pubblica sicurezza, riuscendo a fermarli, a farli desistere dalla loro volontà omicida, ottenendo il trasferimento dei prigionieri".

Protagonisti di questa rivolta furono i militanti più in vista delle Brigate Rosse e delle altre formazioni armate. La eccezionale concentrazione di detenuti politici nelle supercarceri ha consentito l'elaborazione di un vasto piano di lotta e la pratica di una parola d'ordine, a parte l'estremizzazione, avanzata: la distruzione delle supercarceri; e, soprattutto, la chiusura dell'Asinara.

Ora, non me ne voglia, mi chiedo il senso di questa lettera. Trascurando, come Lei ha già pertanto detto, l'autonomia del Ministero della Giustizia nell'amministrare le proprie carceri, non vedo quali ricadute negative possa avere, un'ampliamento della sede carceraria ed una sua eventuale destinazione a detenuti in regime di massima sorveglianza,all'economia ed alla vita quotidiana della città. Non vedo ricadute negative sull'economia cittadina. Semmai potrà esservi un incremento delle richieste dei servizi già forniti dalla cittadinanza al carcere, come generi di prima necessità, manutenzioni, servizi socio-sanitari. Ricordo che, storicamente, le rivolte carcerarie sono da sempre state capeggiate ed organizzate da detenuti cosiddetti 'politici', che personalmente non esito a definirli come delinquenti e basta che ad oggi, grazie ai vari indulti succedutisi negli anni, sono quasi tutti al pascolo brado, chi più chi meno.
Piuttosto, non sembra più opportuno spendere più inchiostro e tempo per tentare di porre rimedio allo stato di degrado, quello si reale, in cui la città riversa? Abbiamo un sacco di Opere ancora aperte che attendono ormai da decenni di essere completate, un'università che non solo non parte, ma non riesce a vedere nemmeno la linea di START, il lavoro che manca e i giovani che fuggono verso altri lidi... Sono questi, io credo, i veri problemi della città di Nuoro per i quali coinvolgere anche i signori che stanno li a Roma, e non un presunto ipotetico disagio che potrebbe subire la nostra città da una destinazione d'uso piuttosto che un'altra di un braccio carcerario, peraltro ancora in fase in costruzione.

Le rivolgo dinuovo il mio augurio di Buon Governo della nostra Città per i prossimi anni, nella speranza di vedere, finalmente, qualche atto concreto.

Cordialmente,

Antonio.