Cimitero Urbano Inserito il 12/08/2010 - Pagine: 1 - Letto: 5513 - Commenti: 1
Egregio Sig. Sindaco,
Sono un comune cittadino con l'abitudine di leggere costantemente il sito Istituzionale e quando posso do il mio seppur piccolo contributo con alcuni commenti. Ho letto attentamente la Sua lettera ai Deputati e Senatori Sardi (credo sia ora si smetterla di chiamarli Onorevoli, visto che la Costituzione ha abolito i titoli Onorifici...). La rivolta a cui Lei fa riferimento, con molta probabilità, è quella del 27 Ottobre 1980 quando, alle 7,30 una cinquantina di detenuti, politici e comuni, si impadronisce della sezione di massima sicurezza e la distrugge. Il carcere è preso d'assalto da polizia e carabinieri; ma l'assalto viene respinto dai rivoltosi con molotov rudimentali ed altri oggetti. La rivolta dura fino a mezzogiorno. La direzione carceraria cede accogliendo le richieste dei detenuti, tra cui questo comunicato: "I proletari prigionieri nel campo di Nuoro hanno occupato la sezione speciale, distruggendola. Con questa iniziativa abbiamo raccolto la parola d'ordine ''chiudere l'Asinara, chiudere i campi di massima sicurezza'', lanciato dai compagni di Volterra e di Fossombrone. Armati di bombe a mano al plastico abbiamo fronteggiato ripetuti assalti di agenti di custodia, carabinieri e pubblica sicurezza, riuscendo a fermarli, a farli desistere dalla loro volontà omicida, ottenendo il trasferimento dei prigionieri".
Protagonisti di questa rivolta furono i militanti più in vista delle Brigate Rosse e delle altre formazioni armate. La eccezionale concentrazione di detenuti politici nelle supercarceri ha consentito l'elaborazione di un vasto piano di lotta e la pratica di una parola d'ordine, a parte l'estremizzazione, avanzata: la distruzione delle supercarceri; e, soprattutto, la chiusura dell'Asinara.
Ora, non me ne voglia, mi chiedo il senso di questa lettera. Trascurando, come Lei ha già pertanto detto, l'autonomia del Ministero della Giustizia nell'amministrare le proprie carceri, non vedo quali ricadute negative possa avere, un'ampliamento della sede carceraria ed una sua eventuale destinazione a detenuti in regime di massima sorveglianza,all'economia ed alla vita quotidiana della città. Non vedo ricadute negative sull'economia cittadina. Semmai potrà esservi un incremento delle richieste dei servizi già forniti dalla cittadinanza al carcere, come generi di prima necessità, manutenzioni, servizi socio-sanitari. Ricordo che, storicamente, le rivolte carcerarie sono da sempre state capeggiate ed organizzate da detenuti cosiddetti 'politici', che personalmente non esito a definirli come delinquenti e basta che ad oggi, grazie ai vari indulti succedutisi negli anni, sono quasi tutti al pascolo brado, chi più chi meno.
Piuttosto, non sembra più opportuno spendere più inchiostro e tempo per tentare di porre rimedio allo stato di degrado, quello si reale, in cui la città riversa? Abbiamo un sacco di Opere ancora aperte che attendono ormai da decenni di essere completate, un'università che non solo non parte, ma non riesce a vedere nemmeno la linea di START, il lavoro che manca e i giovani che fuggono verso altri lidi... Sono questi, io credo, i veri problemi della città di Nuoro per i quali coinvolgere anche i signori che stanno li a Roma, e non un presunto ipotetico disagio che potrebbe subire la nostra città da una destinazione d'uso piuttosto che un'altra di un braccio carcerario, peraltro ancora in fase in costruzione.
Le rivolgo dinuovo il mio augurio di Buon Governo della nostra Città per i prossimi anni, nella speranza di vedere, finalmente, qualche atto concreto.
Cordialmente,
Antonio.