Lettera del Sindaco al Presidente Ugo Cappellacci
Il Sindaco Mario Demuru Zidda ha scritto una lettera al Presidente Ugo Cappellacci con la quale il primo cittadino chiede un colloquio al Presidente e “
una visita al municipio della città - si legge nella lettera -
come segno non banale, non semplicemente cerimoniale, di vicinanza fra pubbliche istituzioni interessate e responsabili dello sviluppo di uno stesso territorio e della stessa comunità di persone, in un momento fra i più difficili della nostra storia recente”.
“
È del tutto evidente, per altro verso, - prosegue Zidda -
che la crisi generale non ha “sentimenti” di parte: colpisce e basta. Tutto e tutti.
Ma qui, dove lo Stato, dagli inizi del secolo scorso e fino agli anni ’70 ha creato le condizioni per una trasformazione profonda dell’economia e della società, oggi lo stesso Stato pare essere cieco quanto la crisi generale: attua la sua “razionalizzazione” senza se e senza ma. “Toglie le insegne” di molti servizi statali e legati al sistema statale, ma rispetto al vuoto che si crea, lo Stato oggi non ha - e pare non preoccuparsi di averlo - un progetto alternativo, come fu a suo tempo l’idea della fabbriche e dell’università per il Nuorese”.
Il testo completo della lettera del Sindaco Zidda al Presidente della Regione Cappellacci
Egregio Presidente,
da tempo ho sollecitato una Sua disponibilità ad un incontro che consenta a me, Sindaco del capoluogo di un territorio che va riguadagnando tristi primati di malessere economico e sociale, di esporLe alcuni (i più urgenti) dei problemi che riscontriamo su questioni di prioritario interesse per la città e per il territorio. In quella occasione avrei voluto esprimerLe – e tutt’ora vorrei farlo - il punto di vista dell’amministrazione che guido da qualche tempo, in ordine ad uno stato di crisi sempre più estesa che va coinvolgendo la città e il territorio dell’interno della Sardegna che, tutta intera, ha affidato a Lei il compito più gravoso e la maggiore responsabilità nella ricerca delle soluzioni possibili.
Lei ovviamente è a conoscenza di tutte le criticità presenti area per area. Ma non sarebbe inutile, nel faticoso esercizio della democrazia che tutti ci coinvolge, per la nostra responsabilità di politici e di amministratori, che potessimo esporLe problemi, valutazioni, progetti e avessimo di rimando le Sue valutazioni e le Sue risposte.
Specie quando il passo si fa pesante, perché la crisi morde da tutte le parti, una disponibilità aperta e franca al confronto è già una forma di vicinanza, di condivisione; è un modo di dar senso alle parole che tutti noi pronunciamo, e assegnarci una reciproca fiducia che qualcosa di concreto seguirà.
È del tutto evidente, per altro verso, che la crisi generale non ha “sentimenti” di parte: colpisce e basta. Tutto e tutti.
Ma qui, dove lo Stato, dagli inizi del secolo scorso e fino agli anni ’70 ha creato le condizioni per una trasformazione profonda dell’economia e della società, oggi lo stesso Stato pare essere cieco quanto la crisi generale: attua la sua “razionalizzazione” senza se e senza ma. “Toglie le insegne” di molti servizi statali e legati al sistema statale, ma rispetto al vuoto che si crea, lo Stato oggi non ha - e pare non preoccuparsi di averlo - un progetto alternativo, come fu a suo tempo l’idea della fabbriche e dell’università per il Nuorese.
Oggi si attua la deindustrializzazione, lo smantellamento dei servizi connessi al sistema statale del territorio, e né lo stato né la Regione sembrano avere o cercare una risposta alternativa, non semplicemente legata alle emergenze contingenti, all’altezza della necessità di ridefinire quali dovranno essere le linee di sviluppo per le zone interne e per tutte quelle in crisi o in ritardo di crescita della nostra Regione.
Anche dell’Università, attendiamo di poterne parlare, perché anche a questo proposito sembra ormai certa la volontà di smantellamento, prima ancora che gli impegni presi siano stati mantenuti. Come pure di una promessa di decentramento di alcuni uffici del sistema regionale, anch’essa rimasta a mezz’aria e che pare tramontare del tutto, assecondando di una vischiosa tendenza degli apparati regionali di stare “aderenti” al potere centrale, contro ogni evidente necessità di decentramento, utile condizione perché i territori si facciano sistema, rete, e si affermi una prima forma di federalismo interno.
Voglio assicurarLe Presidente che non c’è animosità in quanto succintamente Le ho detto e nella richiesta che Le rivolgo, e neppure il desiderio di “buttarla in politica”, come se non mi rendessi conto del contesto, o meglio dei contesti in cui tutti interagiamo. Ma, per l’appunto, consenta quella interlocuzione minima che è necessaria per integrare i vari livelli di governo del territorio, pur con la fatica che questo normalmente comporta.
Sarei particolarmente lieto se Lei vorrà associare il colloquio che Le chiedo con una visita al municipio della città, come segno non banale, non semplicemente cerimoniale, di vicinanza fra pubbliche istituzioni interessate e responsabili dello sviluppo di uno stesso territorio e della stessa comunità di persone, in un momento fra i più difficili della nostra storia recente.
Grazie per l’attenzione. La saluto cordialmente
Mario Demuru Zidda
17/09/2009
Ufficio Stampa