Benvenuto! - Sei in: Home page > Cittadino > Attività Organi

Archivio Storico Comunale Salvatore Satta
Agenda Istituzionale del Sindaco
Consiglio Comunale: Convocazioni, ordini del giorno e resoconti stenotipici
Sardegna Click and Go
Traduttore
LOG-IN



Registrati

Password dimenticata

Cerca sul portale
Termini [c]:
Tipo di ricerca:


Calendario
Indietro di un mese Giugno 2017 Avanti di un mese
LMMGVSD
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930

Accade oggi Accade oggi...
Articolo

Discorso di Don Luigi Ciotti tenutosi in occasione del conferimento della Cittadinanza Onoraria

Pubblicato il 26/10/2007 - Pagine: 1 - Letto: 15789 - Commenti: 0

Discorso di Don Ciotti - 2007


Nella foto: Don Luigi Ciotti
Nella foto: Don Luigi Ciotti
Penso che voi comprenderete l'imbarazzo. Vi prego, questa chiave della città non è data a Luigi Ciotti, ma con me a tutte le persone perché se no non sarei qui, non ci sarebbero tutte le cose che abbiamo fatto; non c'è Luigi Ciotti, c'è un "noi".

Io ho costruito tutto questo grazie alla generosità, all'impegno di tante e tante persone, ho sempre creduto al noi, non all'io, alla vocale "e"!

Quindi vi prego non è Luigi Ciotti, io rappresento dei gruppi, delle realtà, sono felice di avere speso frammenti della mia vita a mettere insieme gente di contesti, di radici, di realtà diverse.

E' questa ricchezza delle differenze, del pluralismo, del contributo di tanta e di tanta gente.
Lasciatemi dire che sono io onorato, io vi sono grato io, a voi come fratelli, oggi come concittadini e anche come compagni.

Voglio subito dire perché, caro compagno, e mi rifaccio alle parole di un grande Cardinale, Hedel Camera che viveva in mezzo a tanti poveri cristi proprio nelle baracche di Recife in Brasile, perché "compagno" etimologicamente, il valore etimologico della parola, significa chi mangia lo stesso pane.

E' per questo che per me è importante dire anche fratelli e compagni perché è l'invito a mangiare lo stesso pane.

Hedel Camera diceva, sottolineando con forza questo: "in ogni prossimo trovare un compagno con il quale condividere".

Allora, compagni e per me fratelli e concittadini oggi, io saluto in particolare i tuoi concittadini tutti, ma la prima concittadina era seduta sulle scale davanti al Comune questa sera, con la sua fragilità, con la sua malattia, con la sua sofferenza. Io l'ho salutata col suo berretto sulla testa, certamente con qualcosa che nella sua testa non è più così puntuale, ma io saluto questa concittadina perché è la prima che ho incontrato quando con il Sindaco ho percorso quelle scale per andare nel tuo ufficio.

Vorrei abbracciare i genitori di Antonio che non conosco, concittadini, per dire che nel mio piccolo questa sera ho pensato a un ragazzo di 23 anni, che tu hai ricordato, come quella donna e a tutti voi, gli amici delle associazioni e penso anche quando nel 2002 sono venuto per la giornata e la memoria di un impegno e grazie perché avete accettato di fare in modo che in questa città ci fosse un momento per ricordare le vittime innocenti della violenza criminale, sotto qualunque sua forma.

Beh, è stato non indifferente che Nuoro ha accolto quella giornata a livello nazionale.

Io quel giorno sono stato anche nel carcere, a incontrare i detenuti, a incontrare anche i volti difficili e scomodi, perché credo che nel rispetto della legalità, delle regole, nella chiarezza e nella fermezza, dobbiamo offrire a tutti l'opportunità di poter voltare positivamente pagina.

Allora non posso non pensare a Bruno Piccolo; ieri ero a Locri, ero a concelebrare con quel Vescovo la messa per Francesco Fortugno e in quella Chiesa ieri abbiamo ricordato questo collaboratore di giustizia che ha trovato però la forza e il coraggio, che non è semplice e voi lo sapete, me lo insegnate; qui ci sono gli amici, il Prefetto, il Questore, il colonnello, gli amici della Guardia di Finanza, voi mi insegnate come è difficile uscire dai cerchi della violenza, della mafia, dell'ndrangheta in particolare e Bruno Piccolo, un ragazzo di 27 anni ha cercato di spezzare quel cerchio.

La fragilità, chissà quanti altri meccanismi sono entrati in gioco e si è suicidato; è una sconfitta per tutti noi.

Dobbiamo fare in modo che si possa costruire giustizia e cercare verità con la collaborazione di tutti e con la generosità di tutti, senza che nessuno debba scappare via.

Sono contento, pur sapendo che non è rivolto a me, piccolo, ma è rivolto a una realtà che io rappresento. Sono contento che Nuoro... e lo auguro di cuore a voi miei concittadini, che diventiamo di più insieme, di più, il morso del più deve appartenerci costruttori di una giustizia che si misuri anche in termini di prossimità, perché la prima giustizia è la prossimità, è l'ascolto, è l'incontro con le persone, è intercettare quei bisogni la prima giustizia.

Allora voi mi insegnate... Abbiamo molto parlato di solidarietà, ma permettetemi di dire che solidarietà e legalità si incontrano sul valore della giustizia, è lì che si incontrano.

La legalità non è un valore, è il prerequisito per costruire il valore della giustizia e della solidarietà, dell'accoglienza alle persone.

Allora parliamo di solidarietà e di legalità che sono gli strumenti per costruire la giustizia, l'obiettivo è la giustizia.

Noi questa sera ci siamo incontrati qui e questa chiave, che io vado a condividere veramente con tutte le persone con cui abbiamo camminato insieme... E a volte non è semplice, non è facile mettere insieme tante realtà.

Oggi Libera sono 1300 grandi realtà in tutta Italia, è una grande scommessa, da Legambiente all'Arci, ai monaci e alle monache di Lanuvio, a una diocesi in cui il vescovo ha detto al suo vicario generale, sulla piana di Gioia Tauro: "tu, al di là di fare i tuoi impegni di vicario generale, ti dai da fare a mettere insieme le tante associazioni", in un contesto certamente non facile e difficile. Dall'Arci all'Agesci, dall'Azione Cattolica alla Chiesa Valdese, a tante piccole grandi associazioni che ci siamo messi insieme, perché solo quel "noi" è possibile per costruire dei percorsi.

Voi mi insegnate che la speranza viva è avere fiducia anche nelle curve; la strada non è sempre diritta, momenti di fatica, di difficoltà, ci sono tanti problemi che si incontrano, anche voi nel vostro impegno politico chissà quanti problemi; ecco la speranza viva è avere fiducia anche nelle curve, perché ci sono tanti momenti di incontro, di fatica e di fragilità, anche di smarrimento, di sofferenza, però l'importante è veramente camminare insieme, vi prego di camminare insieme.

Io in questi anni ho sentito dire di tutto di don Ciotti, mi hanno etichettato in tutti i modi, vi prego di credere che don Ciotti sta da una parte sola: innanzitutto da quella parte di cui augura a tutti voi di stare innanzitutto, al di là poi degli altri riferimenti che ognuno nella sua coscienza di uomo, di cittadino sceglie di stare, nel suo impegno, nella sua partecipazione, nel suo territorio, nel suo contesto e nella sua realtà.

Io sto da una parte sola, da una parte che auguro a tutti di stare: dalla parte dei diritti, della dignità, della pace, della giustizia, proprio dalla parte dell'affermazione di questi valori, di questi contenuti.

Sto da questa parte innanzitutto; questa è la mia scelta di costruire, di camminare con tutti, nella chiarezza, senza sconti per nessuno.

Allora voi capite perché parliamo di giustizia; solidarietà e legalità sono gli strumenti per costruire la giustizia. La giustizia è il filtro critico che mi verifica la serietà dell'accoglienza, la serietà della solidarietà e la veridicità della legalità.

Dobbiamo essere capaci di giustizia, che comincia dalle piccole cose, essere capaci di bene.
Voi mi insegnate anche che la giustizia bisogna desiderarla, gustarla, amarla, fare sacrifici per ottenerla.

E voi nei vostri interventi, di cui vi sono molto grato, avete più volte rimarcato il dolore della giustizia, del bene, dell'impegno, ma vi prego di non dimenticare che la solidarietà è proprio lo strumento per costruire questo, l'obiettivo resta la giustizia.

Abbiamo bisogno di giustizia, di uguaglianza che tu hai giustamente con forza richiamato etc.. La legalità non è soltanto il diritto ma sono anche i diritti alle persone.
Ve lo dice uno che per tre anni ha dormito sui treni di Portanova, con quei ragazzi e le ragazze, si andava sui treni perché d'inverno i vagoni arrivano caldi; io avevo scelto di stare lì, altri non l'avevano scelto.

Lì ho capito come è facile parlare di certe cose dall'alto, oggi a me, da questo banco, come anche a volte dall'altare, a volte è facile parlare di certe cose, è molto più difficile da quell'osservatorio a volte di chi si sbatte tutti i giorni dentro certe fatiche e certi problemi.

Questo non vuol dire giustificare, guai, ma vuol dire certamente non prendere mai le scorciatoie nella politica, mai, e che il tema della sicurezza che dev'essere accolta, intercettata nella fatica e nella sofferenza di tante persone e quindi è un dato col quale siamo chiamati a confrontarci oggi più che mai, che non diventi l'alibi per prendere dei percorsi che etichettano, che mettono ai margini, che fanno soffrire le persone più deboli e più fragili.

Si investa nella grande lotta alla grande criminalità innanzitutto; allora aveva ragione un grande filosofo torinese, che voi conoscete, Norberto Bobbio, quando ci diceva, ma lo dice anche oggi anche se non c'è più, che la democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi.

E io mi permetto di aggiungere che proprio la legalità, il rispetto delle regole che valgono per tutti, la legalità è proprio la saldatura tra la responsabilità e la giustizia, tra la tua responsabilità, tra il tuo fare, tra i tuoi doveri, tra il tuo metterti in gioco, la legalità incomincia dalla tua responsabilità, io dalla mia evidentemente.

E' questa saldatura con la giustizia e noi chiediamo allo Stato, alle istituzioni, alle amministrazioni di fare la loro parte.

Ma vi prego non chiediamo allo Stato e alle istituzioni di fare la loro parte se noi come cittadini incominciamo a non fare la nostra parte, perché è troppo facile!
Dobbiamo sporcarci noi queste mani che cominciano dai nostri stili di vita, dai nostri comportamenti e guardate che questa è una parte importante.

Qui c'è il signor Questore che mi insegna, e un colonnello dei carabinieri, sapete benissimo chi è Francesco Campanella. Francesco Campanella, uomo di Bernardo Provenzano, è quel signore che ha fornito a Bernardo Provenzano i documenti per andare a operarsi a Marsiglia; poi è stato arrestato, si è scoperto, io non lo conoscevo ma ho ricevuto una richiesta di aggregazione a Libera, all'associazione antimafia, fatta dal signor Francesco Campanella; la mafia fa l'antimafia, ha fatto lui l'associazione.

E poi io ringrazio il Padreterno perché a volte capisci col naso che qualcosa non torna; io sono molto grato e veramente lo dico con grande sincerità, se oggi siamo riusciti in Italia a confiscare i beni, ma ad aprire le cooperative di lavoro sui beni confiscati, lo devo ai Prefetti, a quei Questori e a quelle forze dell'ordine che con sana testardaggine ci hanno permesso di realizzare questo anche in quei vuoti legislativi; lo devo dire per chiarezza, proprio per dovere di un senso di responsabilità e riconoscenza.

Il signor Campanella ha fatto l'associazione antimafia, io gli ho detto di no; qualcuno mi ha detto "ma lei è troppo rigido, ma perché?!" - "No, c'è qualcosa che non torna". Grazie a Dio l'hanno arrestato poco dopo.

Qualcuno dice: "ma come facevi a sapere?!", no, il fatto più grave è che tra i pizzini trovati nel covo di Bernardo Provenzano ce n'era uno in cui Campanella chiedeva l'autorizzazione al suo capo, Bernardo Provenzano, di fare una bella manifestazione antimafia e Bernardo Provenzano gli risponde che va bene.

E in quella piccola cittadina alcune centinaia di persone in assoluta e in totale buona fede hanno camminato dietro i boss della mafia contro la mafia.

Attenzione: nelle intercettazioni telefoniche a questo signore, vi leggo un passaggio, lui parla con un altro e dice: "dobbiamo fare progetti di educazione alla legalità perché piacciono alla gente e non cambia niente".

Voi avete capito dove voglio arrivare?!

Non è vero che non cambia niente, dipende se seguiamo le mode, dipende dai contenuti che si portano avanti, ma se c'è un prima, un durante e un dopo, se c'è un percorso, se c'è un progetto graffia e incide.

La mafia ha intuito, i mafiosi hanno intuito il valore di questi percorsi e cercano di scompigliare, di destabilizzare, tant'è vero che grazie al lavoro con le forze dell'ordine e con i Prefetti abbiamo già scoperto in Italia tre cooperative fatte dai mafiosi.

La mafia cerca di fare le cooperative, poi con delle compiacenze ha solo le antenne, la responsabilità di tutti, anche noi come cittadini del territorio dobbiamo essere delle persone attente, non possiamo alzare le spalle, non è compito nostro.

La legalità è proprio questa responsabilità che si salta con la dimensione della giustizia che chiediamo ad altri di fare la loro parte, ma noi siamo chiamati veramente a fare la nostra.

E allora quando siamo venuti a Nuoro, quindicimila ragazzi, abbiamo gridato come eravamo capaci insieme, che la pratica educativa è quella che genera un pensiero critico; hanno bisogno di pratica e di concretezza i nostri ragazzi, un'educazione come processo di responsabilità e di libertà.

Ma io mi ricordo un ragazzino, dai miei appunti, la ricorderà certamente anche chi c'era di voi, l'ho ricordato questo ragazzino allora, un ragazzino di quinta elementare di nome Ettore, adesso sarà molto più grande, chissà che scuola frequenta, mi ricordo questo ragazzino con un cartello al collo pieno di colori, con su una scritta, una frase che mi ero segnato e non lo dimenticherò mai, perché questo ragazzino aveva un cartello più grande di lui, con questi colori che si trascinava, sorrideva, contento, orgoglioso, però l'insegnante mi ha detto che hanno fatto un lavoro a scuola, hanno fatto un percorso, non è stata questa esplosione, queste passerelle... In Italia bisognerebbe fare meno convegni e meno passerelle su questi temi, ma cose più attente, più puntuali e più complete se no ci prendiamo... etc..

Il ragazzino che si trascinava, qualcuno c'era e magari lo ricorda, con questo cartello, aveva questa frase che io mi ero segnato: "per sconfiggere la mafia dobbiamo rispettare tutti la giustizia".

Ma immagina che valore, che bravi quegli insegnanti che gli hanno dato una mano a prendere coscienza che il cambiamento incomincia da noi, la speranza incomincia da noi, dalle nostre scelte, dai nostri impegni.

E poi ricordate quella ragazza che, a nome dei giovani di Nuoro, ha preso la parola, anche lei non potrò dimenticare, oggi mia concittadina, non so dove sia finita, non so neppure il suo nome, ma lei prese la parola a nome di tutti i giovani di questa città, adesso sarà magari all'università o chissà che cosa fa, e lei aveva detto in piazza nel 2002: "abbiamo un sogno, un mondo più giusto, non vogliamo delegare ad altri quello che è un nostro compito".

Queste sono le parole, i cartelli dei miei concittadini e questo mi dà una gioia immensa, perché questa è una regione, la nostra isola, che ha avuto dei problemi, ha avuto violenze, un sacco di fatiche e di contraddizioni, ma ha anche avuto gli anticorpi, ha anche saputo sempre reagire a tutto questo e questo è un merito vostro.

Questo non significa che dobbiamo tirare fuori sempre le unghie per dare coerenza, credibilità e continuità a tutto questo.

C'è un sacerdote, oggi santo, io non sono un salesiano ma don Bosco mi è sempre piaciuto molto perché era un po' di una sana follia che auguro sempre a tutti, sana follia in questo senso, don Bosco sui giovani diceva una cosa, e siamo a metà dell'800, diceva a metà dell'800, quindi devi leggere in quel contesto, ai suoi giovani che dovevano essere dei buoni cristiani e degli onesti cittadini; parlava di cittadini, buoni cristiani e onesti cittadini.

Una sintesi che non ha perso la sua profondità e la sua verità, lo dico a me sacerdote, lo dico a chi ha questi riferimenti con grande rispetto, anzi grande e immenso e rispetto a chi ha altri riferimenti, oggi più che mai, ma credo che per tutti vada bene saldare sempre la terra con il cielo.

Allora i cristiani non sono fuori dalla città degli uomini, ma sono dentro.

Assumere la responsabilità di partecipare alla vita sociale è importante, fondamentale, perché non basta essere buoni solo interiormente; "io non faccio nulla di male", no, caro amico, si uccide anche con il silenzio, si uccide anche con la delega! Si uccide anche con lo stare alla finestra, non basta essere buoni interiormente, perché essere buoni solo interiormente, non sporcarsi queste mani per il bene comune nel tuo territorio è farsi complici di quel peccato sociale.

Lo dico sempre alla mia gente, lo dico spero con umiltà, mai con giudizio: dobbiamo darci una scrollata un pochino tutti, così non è possibile andare avanti.

Dobbiamo ritrovare veramente quell'anima dentro le nostre città, dentro i nostri territori.

Mi rivolgo agli amici della politica: voi sapete che un grande papa ha detto che la politica è la più alta forma di carità, Paolo VI, perché la politica è il servizio per il bene comune.

E' molto pericoloso il clima che si respira oggi, che generalizza, che non sa distinguere.

Io conosco come voi, e voi ne siete un'espressione, tanti bravi uomini e donne e giovani che fanno alta, vera e pulita la politica, come conosciamo anche dei lazzaroni che si nascondono dietro i banchi magari di Giunte o di Parlamento, ma guai generalizzare! Guai svuotare del valore e della profondità di quella generosità di chi è impegnato in questo servizio per il bene comune. E' la più alta forma di carità.

E allora ringrazio il Consiglio Comunale di questa città e altri che rappresentano la politica; vi prego, siate veri e autentici dentro sempre.

Io non ho mai fatto sconti a nessuno, ho sempre lavorato con tutti, magari altri non hanno lavorato con me però fa lo stesso, ma credo proprio che in questa dimensione, in questa scelta e in questo impegno.

Allora sono io che vi ringrazio.

Le ultime parole che voglio rispondere sono queste: credo che insieme, mi permetto di dirlo questa sera e l'ho scritto nel libro dell'ufficio del signor Sindaco, il libro della città, siamo chiamati ad essere costruttori di ponti tra la fatica, la sofferenza, anche lo smarrimento e la speranza di tanta gente.

Siamo chiamati ad essere demolitori di muri e costruttori di reti di comunicazione tra diversi, di ricercatori di legami, siamo chiamati ad assumerci tutti questa forza e questa responsabilità.

555

Un giovane magistrato di 37 anni ucciso da Cosa Nostra, quando muore la mamma trova il suo quaderno, il Giudice Livatino. In quel quaderno c'è un passaggio che mi ha sempre stimolato, lui non pensava che l'avremmo letto poi quel suo diario, non pensava che quel suo diario ha fatto riflettere e continua a farci riflettere.

Nel diario che la mamma trova dopo la sua morte c'era scritto un passaggio, dei tanti, che per me è sempre un pugno nello stomaco: "non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili".

E quando mi sono trovato a Gela di fronte ad undici bare di undici emigrati clandestini non dimenticherò mai la bara n. 3: un ragazzino credo di 16 anni con gli occhi ancora sbarrati. Mi sono chiesto il perché di tutto questo, mi sono chiesto se non ci possano essere politiche a livello nazionale o mondiale diverse, mi sono chiesto se per quegli oltre 9 mila morti accertati negli ultimi anni ai confini dell'Europa - quelli accertati - non abbiamo anche noi delle responsabilità.

Uno si chiede, si interroga e io devo interrogarmi con la mia coscienza e chiedo a Dio anche una mano, una pedata di Dio ad andare avanti per capire e comprendere tutto questo.

Lì c'era un signore alto che in arabo ha rivolto a Dio la sua preghiera, aveva due occhi grandi, rossi, pieni di lacrime e poi guardava me che dicessi qualche cosa.

Io non sapevo cosa dire e lì ho ricordato un grande vescovo con cui ho avuto la fortuna di condividere dei frammenti di vita, Don Tonino Bello che diceva: "non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta". E' una provocazione di un vescovo ma è vera sapete, a volte ci riempiamo la bocca: no, dobbiamo dare coerenza, dobbiamo essere persone attente, persone impegnate.

E quando nel 2002 eravamo qui il nostro vescovo Pietro Meloni prese la parola e fece un passaggio rivolto a tutti i giovani nati in tutte le parti d'Italia: "Dio vi ricompensi per questo vostro entusiasmo e per aver scelto Nuoro e la Sardegna come terra di accoglienza e di libertà".

E anch'io posso dire con forza questa sera che proprio questa è una terra di grande accoglienza che è molto impegnata per costruire la libertà e la libertà per tutti.

Grazie.